Lo sconcertante annullamento tardivo delle elezioni regionali piemontesi non deve far dimenticare che nel 2010 la Bresso perse le regionali per debolezze  del suo schieramento e del suo profilo e in particolare per un settarismo pro Tav che fece perdere  voti a sinistra senza guadagnarne uno al centro.  La cosa merita di esser ricordata perché potrebbe riproporsi nei prossimi mesi. Sono andato a ritrovare  un mio commento dell’aprile 2010 e mi sembra interessante riproporlo: 

” Le percentuali complessive, e il distacco reciproco, tra i due schieramenti principali sono rimasti gli stessi delle Europee del 2009, anzi con un minuscolo miglioramento del centrosinistra allargato (14 mila voti di vantaggio sul centrosinistra per i partiti di centrodestra in tutto il Piemonte nel 2009, solo 9 mila nel 2010). Molto forte l’astensionismo e il voto nullo nel cosiddetto Piemonte 2, le province non torinesi, dove ci son stati 100 mila voti in meno al centro destra, ma solo 70 mila in meno al centrosinistra (il confronto, come il precedente è tra i voti alle liste europee nel 2009 e i voti ai presidenti nel 2010.)

Le elezioni le abbiamo perse in provincia di Torino. E’ qui che il centrosinistra ha ridotto il suo vantaggio sia in voti che in percentuale. (54,6% nel 2009, 51,8 nel 2010: meno 2,8) mentre il centrodestra tiene ( 42,7% nel 2009, 41.9% nel 2010.) A Torino città si cala del 3 per cento, da 58,3 a 55,3 mentre il centro destra passa dal 39,1 al 39,5. L’astensionismo è stato minore che nel Piemonte 2 ma ha colpito di più il centrosinistra. Grillo 5 stelle è stato più forte che nel Piemonte 2, e ha preso più voti al centrosinistra. Complessivamente il centrosinistra (allargato, considerando anche udc)   ha perso 56 mila voti e Grillo ne ha presi 55 mila nella provincia di Torino.

Del risultato della Val Susa già si sa. Complice un aumento dell’astensionismo superiore alla media regionale, la coalizione Bresso cala da 21.700 a 12.600 voti (la Fed della sinistra addirittura si riduce a un terzo, da 3.900 a 1139) Cota cala solo da 17.200 a 13.900 e 5 Stelle-Bono irrompe con 6.900. Un caso particolare, ma forse l’epicentro della scossa.

Le tendenze nazionali del voto, che hanno visto più o meno ovunque una scarsa mobilitazione dell’elettorato del centrosinistra ( e in particolare del pd e dei radicali) avrebbero potuto portare di per sé alla sconfitta in Piemonte. Ma se sono giuste le mie osservazioni l’andamento differenziato tra Piemonte 2 e Torino porta invece a ragioni locali significative.

Cosa è successo a Torino e provincia tra le elezioni del 2009 e quelle del 2010? Un riacutizzarsi della polemica e della tensione sulla Tav proprio negli ultimi due mesi precedenti al voto. ( Su cui si è innestato il grottesco o tragicomico caso , a cinque giorni dal voto, dei video e controvideo sulla Bresso che avrebbe detto ” muoia signora ” ma in realtà  “non muoia signora”  a una anziana valsusina No Tav. Più di centomila clik ! e sicuramnete qualche voto perso).

Beppe Grillo ha sposato in pieno il Notav e i 5 stellini hanno anche intercettato analoghe, ma più deboli, polemiche nei confronti del potere locale Pd: grattacieli, tangenziale, inceneritori. Il pd ha minacciato di sospendere i suoi sindaci valsusini che hanno coalizioni locali coi Notav. E Chiamparino e Saitta han promosso una manifestazione SITAV a fine gennaio.

Tra le elezioni del 2009 e del 2010 nel torinese cos’altro è successo? Si è messa in scena e completata la esclusione dei comunisti non solo dalla giunta provinciale ma di quella comunale dove sono stati espulsi da Chiamparino – per aver votato contro alcune delibere su temi urbanistici e di privatizzazione – e successivamente dall’alleanza regionale, per marcare ancora più nettamente il Si alla Tav e per promettere la Sanità alla neo.inclusa Udc. Non so valutare come le questioni occupazionali possan aver interferito con gli orientamenti elettorali tra il 2009 e il 2010 ma la svolta al centro e l’irrigidirsi del muro Sitav sono state le novità della stagione politica locale. O dimentico qualcosa?

Le Olimpiadi son finite da un pezzo. Il consenso a Chiamparino è sopravalutato e non coinvolge attivamente “cantieri ” o laboratori politici. Tra i (pochi) elettori delle liste regionali, almeno l’8% ha votato per forze o candidati  che sono all’opposizione “da sinistra” o da ambientalisti in città.  I personaggi un po’ ispirati su cause con respiro ideale da Don Ciotti a Travaglio, da Petrini a Mercalli, non sono stati coinvolti e non si sono coinvolti nella difesa della giunta Bresso dal rischio Cota.

Personalmente ho sofferto molto negli ultimi venti giorni prima del voto quando mi son reso conto che tanti amici e conoscenti non sarebbero tornati a votare o avrebbero votato Grillo. Pensavo di essere incappato in  una secondaria “bolla” un po’ radicalsnob, e invece l’analisi dei dati mi conferma che era una tendenza rilevante, che ha determinato la sconfitta perchè ha tolto voti  al centrosinistra nella sua roccaforte, la provincia di Torino.”

Non ho da aggiungere a questa analisi  se non che oggi ovviamente le proporzioni del terzo polo grillino  sono maggiori. Inoltre la legge elettorale regionale piemontese, in questo quadro, rischia di non produrre  una maggioranza netta perchè attribuirà 40 seggi col proporzionale e 10 di premio di maggioranza. Col rischio che la prima coalizione non prenda  più di 13/14 seggi nel proporzionale, quindi 24 in tutto su 50.