Della qualità e delle competenze dei ministri di quello che è il fu-governo delle larghe intese, ora non definibile, aveva detto sinteticamente Giovanni Sartori al tempo delle dimissioni tardive di Josefa Idem: “ma è possibile che con i soldi dei contribuenti vengano pagati ministri totalmente incompetenti?” 

E allora non sapevamo che quello era solo un pallidissimo inizio. La teoria dei ministri e vice-ministri incompetenti, inadeguati, opachi, indecorosi, reticenti, mentitori, “disinvolti” si è ingrossata tanto da rendere difficile un elenco completo che non faccia torto a nessuno.

Dall’incompetenza e dalla singolare coincidenza che, al di là delle capacità personali, non ci sia un solo ministro politico a capo di un dicastero omogeneo al curriculum e/o al titolo accademico, con il “caso De Girolamo” siamo infine ripiombati nel più colorito attivismo familistico, ovviamente “all’ insaputa” dell’interessata che nega e dribbla le domande.

Il ministro delle politiche agricole onnipresente nei salotti televisivi dove  ha esordito con la gaffe della lontra-uccello è barricata sulla linea difensiva “non sono indagata e la vicenda su cui molti fanno gli avvoltoi è nelle mani dei pm“. E dimentica di aggiungere che si tratta di una ben miserevole “vicenda” che la vede protagonista, come evidenziano le intercettazioni, in qualità di potente deputato Pdl campano:  modi e linguaggio da boss per convocare i vertici della ASL, per orientare l’affidamento di servizi milionari com il 118, per decidere controlli negli ospedali a guida sgradita, per creare le condizioni funzionali a favorire lo zio acquisito.

In una delle riunioni nella casa paterna alla presenza anche di due stretti collaboratori della De Girolamo, uno dei quali è attualmente vice capo di gabinetto al ministero dell’Agricoltura, il futuro ministro dispone un controllo al bar interno all’ospedale di Benevento con l’intento di favorire in ultima istanza Franco Liguori marito di sua zia.

Con la consapevolezza di ripetersi all’infinito, non c’è altro modo di commentare da normali cittadini “la vicenda”: in qualsiasi paese normale al di là delle iniziative della magistratura un ministro che si è indaffarato in tal senso si dimette. Punto.  

Qui invece il ministro dell’agricoltura, che non a caso va ripetendo come un logoro mantra in tutti i salotti Tv che lei è “giovane” e che non si deve imputare a questo governo di “giovani”, lontani mille miglia dalle nefandezze della “prima repubblica”,  il degrado del paese, non ritiene nemmeno opportuno dare delle spiegazioni, né tantomeno rispondere alle domande dei giornalisti.

 Come ha già fatto in passato, si trincera dietro al suo ruolo di mamma 24 ore su 24 per negarsi alla stampa, come ha raccontato Fabrizio Roncone sul Corriere di venerdì 10 gennaio. Non c’ è nulla da spiegare, niente di cui rendere conto ai cittadini per “quegli stralci di intercettazione ambientale abusiva non contestualizzati.. dove emergono solo le negatività…”.

L’unico vago rammarico che si concede una Nunzia De Girolamo,  celebrata da sempre a “sinistra” anche prima delle “larghe intese” come interlocutrice affidabile e che sembra molto in sintonia con lo stile della Mussolini, è quello di non uscire dalle intercettazioni come “una signora di classe”, però aggiunge “quanto perbenismo!” Le risulta intollerabile, come rappresentante della meglio gioventù berlusconiana felicemente approdata con Angelino nel governo della svolta generazionale, quell’inconcepibile “squalificante” paragone con Clemente Mastella un tempo potente nei suoi stessi territori, parimenti dedito alla “famiglia”. E a lui la “dedizione” dopo decenni di strapotere incondizionato è stata alla fine fatale. 

La De Girolamo sa fin troppo bene che dopo le “felici” riconferme dei colleghi Alfano e Cancellieri, l’esito della mozione di sfiducia individuale promossa dal M5S nei suoi confronti con gli attuali numeri è scontato e dunque “finché la barca va lasciala andare… “