Era il 21 gennaio del 2013 quando il settimanale Time dedicò la copertina al governatore del New Jersey, Chris Christie che, durante l’uragano Sandy, era diventato l’eroe in grado di salvare “tutti contro tutto”: anche a costo di dare una spallata definitiva alla candidatura di Mitt Romney, riconoscendo al presidente i suoi meriti nella gestione dell’emergenza. Eppure quella copertina non piacque per nulla a Christie (e ancor meno alla comunità italoamericana) perché titolata “the boss”. Ora, nemmeno la passione mai nascosta da parte del governatore per il più popolare dei “boss”, al secolo Bruce Springsteen, può cancellare del tutto il riferimento a un comportamento, una mentalità, un modo di fare che nel New Jersey, da decenni, è di casa: quello mafioso. Tanto che quella copertina, oggi, a 48 ore dallo scandalo che potrebbe costare a Christie la sua candidatura alle primarie repubblicane per la Casa Bianca, sembra ancor più attuale di quella del New Yorker che raffigura un blocco di auto su un ponte, bloccate dal governatore che gioca a basket.

Lo scandalo parte da una mail inviata dal suo capo staff, Bridget Anne Kelly a David Wildstein, fidatissimo del governatore nominato alla guida dell’Autorità portuale. “È il momento di creare qualche problema di traffico a Fort Lee”, recitava la mail, alla quale Wildstein rispose, laconicamente, “ricevuto”. Si scopre così la ragione della chiusura delle corsie del George Washington Bridge, che collega il New Jersey a New York, che a settembre creò ingorghi, ritardi, bambini impossibilitati a raggiungere la scuola e ambulanze bloccate. La ragione era nella decisione, in perfetta matrice mafiosa, messa a punto dalla Kelly, di vendicarsi del sindaco del piccolo centro, il democratico Mark Sokolich, colpevole di non aver sostenuto Christie alle ultime elezioni. Nella conferenza stampa svoltasi giovedì, dopo oltre 24 ore di silenzio stampa, il governatore, che ha annunciato il licenziamento della Kelly, ha detto di essere all’oscuro di tutto e di sentirsi molto “imbarazzato, con il cuore a pezzi”. In 107 minuti di conferenza, in cui è parso lontano mille anni luce dal fustigatore dei rivali, sempre oggetto di ironie e di attacchi a tutto tondo, Christie ha promesso che chiunque dovesse risultare coinvolto in questa storia sarà allontanato. Ma sarà difficile scrollarsi di dosso quella “patina” da boss che ora è più che mai legata, non a Springsteen, ma piuttosto al protagonista della serie tv Tony Soprano e a una cultura imperante nello Stato dove vive la più vasta comunità italo-americana. Lo stesso cognome della madre, Grasso, rivela le origini siciliane del governatore. A Christie, dunque, resta la sfida di dimostrare che nel New Jersey di boss ne esiste uno solo e ha origini napoletane Bruce Springsteen.

Il Fatto Quotidiano, 11 gennaio 2014