Tre ergastoli ai tre uomini ritenuti responsabili dell’omicidio di Raffaele Guarino, il boss camorrista originario di Somma Vesuviana, nel napoletano, ucciso a colpi di pistola nel suo appartamento a Medesano, in provincia di Parma, il 29 ottobre del 2010. La Corte d’Assise presieduta dal giudice Pasquale Pantalone ha condannato Mario Illuminato, principale imputato dell’omicidio, e Massimiliano Sinatra e Graziano Acampa, suoi presunti complici, alla pena massima del carcere a vita. Come richiesto dai pm Roberta Licci e Giuseppe Amara, per Illuminato è stato disposto un anno di isolamento e la confisca dei beni considerati frutto di usura, mentre Sinatra è stato condannato a otto mesi di isolamento. Ai famigliari di Guarino spetterà il risarcimento di 50mila euro ciascuno come parti civili.

La decisione è arrivata nel tardo pomeriggio di venerdì 10 gennaio dopo che dalla mattina i giudici si erano ritirati in camera di consiglio ed è stata comunicata di fronte agli imputati Sinatra e Acampa nella cella di sicurezza, mentre Illuminato era assente, come nelle ultime udienze. Dopo la lettura della sentenza, Sinatra ha applaudito ironicamente e ha gridato “vergogna” e “buffoni” all’indirizzo della Corte.

Il processo dell’omicidio Guarino era cominciato a novembre 2012, a quasi due anni dall’omicidio. “Lelluccio” o il “ras di Barra”, come era conosciuto negli ambienti della camorra il boss, famoso soprattutto per i giri di usura, era stato ritrovato morto nel suo appartamento dove era in libertà vigilata, freddato da due colpi di pistola al volto una notte di ottobre, mentre dormiva nel suo letto. A ritrovare il corpo, la donna delle pulizie la mattina dopo, ma di chi aveva premuto il grilletto non vi era traccia: nessuna forzatura alla porta di casa, nessun rumore o movimento sospetto percepito dai vicini del quartiere.

Dopo mesi di indagini tra Napoli e Parma, gli inquirenti arrivano alla pista sentimentale che porta a un altro uomo di camorra, Salvatore Illuminato, il cui cadavere nel 2003 era stato ritrovato nel bagagliaio di un’auto. La sua vedova, Nunzia Visconti, aveva una relazione con Guarino e possedeva una copia delle chiavi del suo appartamento. Dalle indagini emergerà che a sottrarle e a scambiarle con un altro mazzo è stato il cognato della donna, Mario Illuminato, che da tempo la frequentava. Illuminato, altro nome conosciuto nel giro dell’usura, finisce in manette a marzo 2011, nella sua abitazione gli inquirenti trovano un Rolex che apparteneva a Guarino, rubato da un cassetto probabilmente la notte del delitto. Un anno dopo dietro le sbarre finiscono anche Massimiliano Sinatra, 37enne uomo di fiducia degli Illuminato, accusato di essere l’autore materiale dell’omicidio, e Graziano Acampa, artigiano edile napoletano di 48 anni che avrebbe procurato l’arma del delitto.

Accusati di concorso in omicidio premeditato, Illuminato, Sinatra e Acampa hanno sempre negato di essere responsabili dell’uccisione di Guarino. Solo nell’ultima udienza Illuminato, considerato la mente del delitto, pensato per togliere di mezzo un concorrente nel giro dell’usura e un antagonista nella sua relazione sentimentale, ha confessato di essere stato l’autore dell’omicidio, e di avere sparato a Guarino per gelosia. Ma l’accusa ha ritenuto questa rivelazione come un tentativo di evitare l’aggravante della premeditazione, che invece i giudici hanno riconosciuto. Per lui il legale difensore aveva chiesto il minimo della pena. Per gli altri due complici, Sinatra, considerato il sicario materiale, e Acampa, colui che ha procurato l’arma, la difesa aveva chiesto l’assoluzione. La Corte però ha deciso di dare il massimo della pena a tutti e tre gli imputati.