Un voto accorpato politiche-europee a fine maggio. Secondo il sito Dagospia sarebbe questa la volontà di Giorgio Napolitano sostenuta da tre motivi principali tra cui il pressing della moglie Clio perché il marito tenga fede a quanto detto nel discorso di fine anno – “Resterò per un periodo non lungo” – ultima occasione in cui il presidente della Repubblica ha parlato pubblicamente. 

E tra le ragioni dell’insolito silenzio che dura da 10 giorni anche altri due fattori, sempre secondo il sito di gossip diretto da Roberto D’Agostino: “La prima ha le proprie radici nella lunga storia politica di Napolitano nel Pci e si potrebbe chiamare “rispetto atavico del segretario del partito” – scrive Francesco Bonazzi –  fin dai tempi dell’Ungheria non ha mai contestato la segreteria di turno e ha sempre nutrito un sacro rispetto verso il compagno segretario”. Quindi, anche se ora il Pci non esiste più e al suo posto c’è il Pd e nonostante il relativo grado di apprezzamento che il capo dello Stato nutre nei confronti di Matteo Renzi, “Napolitano non si permetterebbe mai di “tirare le orecchie” a chi nel frattempo è diventato segretario”. In secondo luogo, ad alimentare il silenzio quirinalizio, anche la spinta che Renzi ha indubbiamente dato al dibattito sulla riforma elettorale che arriva alla Camera il 27 gennaio. “Se il presidente della Repubblica intervenisse su questo tema, che notoriamente gli sta a cuore come pochi – si legge ancora – sarebbe per spronare le Camere a non fare melina. Un intervento che però Napolitano per ora evita perché il sindaco di Firenze sembra ben lanciato di suo e perché Letta potrebbe sentirsi veramente accerchiato”.

Due ragioni politiche e una personale, ma non meno importante. Secondo le indiscrezioni Napolitano aveva promesso alla moglie Clio che appena si fosse usciti dall’emergenza si sarebbe dimesso. Così, ora che Renzi è diventato segretario dei democratici e la Consulta si è pronunciata cancellando il Porcellum, “qualunque intervento di Napolitano che possa anche solo dare l’impressione di una frenata sembrerebbe un nuovo scherzo all’incolpevole Clio”. Ecco allora che al presidente potrebbe non dispiacere l’eventualità di un election day per il 25 maggio, ipotesi sostenuta anche da Silvio Berlusconi. “Se passa la riforma elettorale in tempo utile, e si salvaguardia il semestre europeo a guida italiana affrontandolo con un governo nuovo di zecca, neppure il capo dello Stato avrebbe molto da ridire”.