E’ stata danneggiata a colpi di martello da vandali ignoti l’auto di Fernando Ferioli, sindaco di Finale Emilia, in provincia di Modena, uno dei Comuni più colpiti dai terremoti del maggio 2012. Secondo quanto racconta al fattoquotidiano.it lo stesso primo cittadino, eletto proprio pochi giorni prima dei fenomeni sismici che devastarono l’Emilia, l’atto vandalico risale a circa una settimana fa: la sua vettura, una Lancia Musa, si trovava parcheggiata davanti all’abitazione in cui Ferioli vive con la famiglia quando, di notte, vandali non ancora identificati l’hanno presa a martellate, sfondando il lunotto posteriore senza però rivendicare in alcun modo l’atto compiuto.

Sull’episodio Ferioli ha già sporto denuncia e ora gli inquirenti stanno visionando i filmati delle telecamere di sorveglianza per cercare di risalire ai responsabili. Il gesto, però, non è il primo messo in atto ai danni del sindaco. Già nel 2012, infatti, pochi mesi dopo il terremoto, il presidente della giunta di Finale si era trovato l’auto rigata da qualcuno che forse intendeva intimidirlo, o ‘punirlo per il proprio operato, dopo averla lasciata posteggiata in città, in via Risorgimento. Allora li aveva definiti “vigliacchi” i responsabili dell’atto vandalico, ma stavolta avrebbe preferito evitare di sollevare un polverone.

“Non volevo dire in giro ciò che mi è successo – racconta Ferioli – ma siamo una città piccola, e le voci girano. Purtroppo il danno che ho subito, oltre alla rabbia, mi fa provare un forte senso di impotenza e mi pone di fronte a una stupidità che non ha alcun senso visto che, a parte la macchina distrutta in sé, non è nemmeno chiaro il motivo per cui qualcuno si sia spinto a tanto. E’ un gesto da vigliacchi”.

“Credo che questo – prosegue il sindaco di Finale – sia un episodio di rabbia pura legato a una mentalità votata al solo fare danni. Purtroppo se ci sono persone simili, persone che preferiscono sfogarsi così piuttosto che dialogare il rischio che si verifichino altri episodi di questo tipo in città c’è”. E i recenti fatti di cronaca lo dimostrano. “La notte di Natale qualcuno diede fuoco a un bar qui a Finale, un gesto che denota molta ignoranza. Io capisco che siamo tutti un po’ incattiviti per la crisi economica, la mancanza di lavoro, i problemi che qui nella bassa dobbiamo affrontare da quando c’è stato il terremoto, ma non è questo il modo di comportarsi”.

Il pensiero di Ferioli va alla sua famiglia. “Ciò che mi è successo fa arrabbiare e pensando alla mia famiglia, che ha visto ciò è capitato alla mia auto, viene da chiedersi chi me lo fa fare, ma la verità è che chiunque può trovarsi vittima di atti simili, dal sindaco, all’impiegato di banca, al fornaio, che magari discute con qualcuno per svegliarsi la mattina successiva con la macchina distrutta. Vediamo se dalle indagini emergerà qualcosa, per il momento dei responsabili non si sa nulla”.

Al primo cittadino di Finale Emilia sono giunti diversi messaggi di vicinanza. Il presidente della Regione e commissario per la Ricostruzione Vasco Errani, in una nota, ha espresso la sua “solidarietà al primo cittadino, unita alla preoccupazione e a una ferma condanna per il grave gesto contro il rappresentante di un’amministrazione impegnata sui difficili temi della ricostruzione post-sisma”. Anche la presidente dell’Assemblea legislativa regionale, Palma Costi, si è detta vicina a Ferioli: “Siamo dalla sua parte senza alcuna esitazione, così come siamo accanto a tutti i sindaci del ‘cratere’ che nell’opera di ricostruzione post terremoto hanno dimostrato preparazione, coraggio e una forza di volontà senza pari. Niente e nessuno fermerà tale lavoro, tanto più con gesti vigliacchi e intimidazioni i cui autori vanno individuati al più presto”.

E condanna l’episodio anche il segretario provinciale del Pd Lucia Bursi, che parla di “atto vile e intimidatorio”, il capogruppo della Lega Nord in Consiglio regionale, Mauro Manfredini, secondo cui si tratta di “episodi da condannare con fermezza, che preoccupano e avviliscono”, mentre un messaggio di sostegno a Ferioli è arrivato dalla Cgil Area Nord Modena e da Rifondazione Comunista.