L’anno appena trascorso è stato caratterizzato da grandi ritorni e piacevolissime conferme: David Bowie e i Depeche Mode ci hanno dimostrato di saper distinguere ancora un microfono da un infisso, i Black Sabbath si sono riuniti a dispetto del fatto che Ozzy abbia provato a darsi fuoco in tutti i modi possibili, gli Alice In Chains e i Queens Of The Stone Age hanno sfornato due ottimi dischi, i Placebo hanno cominciato a scrivere il loro de profundis mentre gli Arctic Monkeys, che pure non passeranno alla storia per tanti ovvi motivi, continuano a vendere e fare incetta di premi (così come i Vampire Weekend) forse proprio perché mossi da una pretesa di normalità che, spesso, nel rock manca eccome. Prova ne è il buon “Lightning Bolt” dei Pearl Jam, che ha avuto la sola colpa di non “stupire”.

Nel mezzo, tanti compitini ben redatti ma che non lasciano certo interdetti: i Franz Ferdinand hanno sfornato un altro album (l’ennesimo) che farà ballare molti, gli Editors a dispetto di un seguito ormai consolidato hanno deciso di rischiarsela (e gliene diamo atto) e gli Arcade Fire hanno prodotto quel mostro a due teste che è Reflektor, uno di quei dischi che o scegli di amare o finisci per odiare fumosamente. Dall’altra parte della barricata ecco la nuova ondata heavy-metal costituita dai fidati Alter Bridge, Trivium e Avenged Sevenfold, che ha dato alle stampe prodotti di livello, abbondantemente sopra la linea di galleggiamento: e per quanto siano in molti a descrivere Hail To The King come un album di “cover non autorizzate”, dovremmo più correttamente dire che nel metal è stato ormai detto tutto, e, forse, pure troppo.

Ma cosa dobbiamo invece aspettarci da questo 2014 in musica? Sarà Bruce Springsteen la prossima settimana, con il suo High Hopes, ad aprire le danze di quelli che saranno 12 mesi di altrettanta passione: gli U2 hanno lanciato l’amo con il singolo Ordinary Love, che sebbene si discosti molto poco dalle ultimi (scarse) produzioni della band irlandese, è lecito pensare non sia rappresentativo dell’album che ne seguirà. I Metallica, in silenzio strategico dopo un film discutibile e una serie di concerti che li ha visti suonare addirittura in Antartide, non mancheranno di dividere i fan con un’uscita che, come da copione, inacidirà i sostenitori della prima ora e spiazzerà positivamente i fan dell’ultima.

Gli A Perfect Circle del buon Maynard James Keenan ci hanno invece concesso giusto i preliminari con il singolo By & Down: sorpresa agrodolce, poiché allegata ad un greatest hits che poco è servito a saziare gli appetiti di molti, per una band che ha in seno buona parte dei Tool, altro gruppo assente dalle scene dal 2007 con l’ultimo 10,000 Days e che, per un mero fatto statistico, non possiamo non includere tra i papabili protagonisti del 2014. I Dream Theater, freschi d’uscita con l’ultimo omonimo Dream Theater, si dichiarano già pronti a rientrare in studio: consapevoli, forse, che l’unico modo per non scomparire sia quello di pubblicare praticamente un disco all’anno, neanche più ogni due.

Tornerà a solcare gli stage di tutto il mondo anche Slash: il riccioluto (e cappelluto) chitarrista si accompagnerà nuovamente con Myles Kennedy per quella che sarà la sua terza prova da “solista”, in un fiume di pentatoniche e blues che non aggiungerà mezzo gallone alla sua carriera patinata ma comunque onesta, per un lavoro che – lo dico da ora – sono sicuro ci farà sfrecciare sereni su qualche superstrada. E non possiamo certo dire lo stesso dell’acerrimo rivale nonché ex compagno di band Axl Rose, che nel frattempo era impegnato a ridurre una gallina dalle uova d’oro come i (furono) Guns N’ Roses ad un pretesto per andare in tour e perdere, magari, giusto qualche chilo: oltre alla dignità, artistica ovviamente. La band è infatti ferma al suicidio commerciale di Chinese Democracy, che risale addirittura al 2008. Potrebbero tentare la via del ritorno anche gli AC/DC di Brian Johnson e Angus Young, che troverebbero già in tasca una manciata di date sold-out, ancor prima di aprire le prevendite. Stesso identico discorso per gli Iron Maiden, tornati a casa da un paio di mesi e divenuti, anche grazie alla birra The Trooper, una delle 20 aziende più ricche d’Inghilterra: e tra un proclama e l’altro, potrebbe essere proprio questa l’ultima prova di Bruce Dickinson e compagni, amministratori delegati di una macchina da soldi come poche il rock ha conosciuto.

In mezzo a tante certezze, cresce l’attesa per le seconde prove di molti astri nascenti della musica internazionale quali: Arcane Roots, Savages, Haim, Syd Arthur, Chvrches e chi più ne ha più ne metta. Uscite tutte nel corso del biennio 2012/2013, le band in questione potrebbero infatti decidere di scoprire anticipatamente le carte per affermare ancor più la loro presenza, in virtù di un mercato e di un’utenza pronti tanto a fagocitare quanto a dimenticare. Noi, è sicuro, saremo ancora vivi: la nostra splendida missione sarà quella di armarci di santa pazienza e tentare di capire dove e come la corrente vorrà farci attraccare.

E voi? Quali uscite attendete maggiormente?