Nell’ultima settimana a Roma un ragazzo gay di 21 anni si è suicidato perché depresso e un uomo gay di 28 anni è stato ucciso con un punteruolo. Il suo corpo abbandonato sul greto del Tevere. La cronaca ha portato a chiamare gli omicidi di omosessuali col neologismo “omocidi“. Questo termine indica un omicidio il cui movente è – soprattutto – l’orientamento omosessuale della vittima. Quando questa si rifiuta di prestarsi ai desideri sessuali del partner, magari occasionale, il rifiuto è ricevuto come un’onta, poiché proviene da quello che si considera come un essere inferiore: un omosessuale. Meccanismo a volte analogo a quello del femminicidio, che avviene in misura ancora più preoccupante nella nostra società. Roma è una città tristemente famosa per i suoi omocidi, ma parliamo di una realtà che esiste anche nel resto dello Stivale, al punto che Andrea Pini, nel 2002, ci pubblicò un libro-denuncia.

Per contrastare questo fenomeno criminale non occorre un provvedimento specifico solo, magari di carattere poliziesco o investigativo. Occorre una miriade di provvedimenti culturali e legali, che anzitutto comincino a cambiare la mentalità della società, partendo magari dalle potenziali vittime, e instillare in loro una più solida autostima e amor proprio, per arrivare fino ai potenziali carnefici, che raramente agiscono con un punteruolo di ferro, ma più spesso ammazzano con parole e atteggiamenti ancora più acuminati.

Stamattina mi sono imbattuto nella bella lettera aperta di Guido Allegrezza, attivista per i diritti delle persone LGBT e cittadino appassionato di politica, che insiste sulla importanza delle parole di tutti e in particolare delle dichiarazioni ufficiali da parte di chi rappresenta le istituzioni. La ripubblico qui sotto, sperando che il Sindaco Ignazio Marino voglia dargli una risposta.

Caro Sindaco,

A Roma Capitale, la città di cui sei Sindaco, hanno ammazzato un ragazzo gay. Un altro. 

Se non farai nulla, ce ne saranno altri, forse altre. Se non farai nulla, ci sarà chi si suicida perché non ce la fa. Se non farai nulla, altre o altri subiranno aggressioni verbali e fisiche.

Nel 2012, sono stato pestato a sangue e mi hanno fracassato un po’ di ossa perché sono gay. Nei momenti in cui ero a terra e non mi potevo più difendere, sotto i calci dei miei aggressori, al di là della paura di rimanerci, io mi sono sentito solo. Un senso immenso di solitudine.

Tu, come medico, queste cose le conosci bene. Sai che se non puoi fare qualcosa per salvare una vita o guarire una malattia, puoi fare comunque qualcosa per dare coraggio e conforto, per superare il gelo della solitudine e il senso dell’abbandono, per trovare nuove energie. 

Quello che puoi fare per la sicurezza di questa città, lo so bene, è veramente pochissimo. 

Per questo, ti chiedo di fare una cosa che non costa nulla, ma che vale tantissimo. 

Ti chiedo un messaggio video rivolto a tutte le persone gay, lesbiche e trans che vivono nel timore per dirgli che non devono avere paura di come sono. Gli devi dire che se un familiare, un amico, una classe non ti accettano, c’è questa città e un intero pezzo di mondo che sono pronti ad accogliere e che con la loro omosessualità non hanno alcun problema. E gli devi dire che che hanno diritto a cercare la loro felicità come chiunque altro.

Se come Sindaco di Roma Capitale farai questa cosa, dandogli il massimo risalto possibile, avrai fatto quasi un miracolo: avrai fatto sentire che le istituzioni e la politica sono fatte di persone e non sono sorde. E questo è più importante di ogni euro che si possa spendere in programmi di prevenzione. Perché oggi, per le persone gay, lesbiche e trans le istituzioni e la politica esistono solo per sciacquarsi la bocca con la solidarietà, ma non fanno nulla. E se la politica e le istituzioni non fanno nulla, la violenza prende il sopravvento.

Poi, ci sarà tempo per fare tutto quello che serve per muovere la politica e le istituzioni verso la costruzione di un mondo fatto di nuovi diritti e di nuove sicurezze. Ma prima di tutto, ci sono le persone che hanno timore di come sono e il bisogno di rispondere con umanità a questa paura e a questa solitudine.

Ti ringrazio e ti saluto, Sindaco Marino

Guido Allegrezza