“Siamo tutti Raif Badawi“. Con questo slogan una ventina di attivisti per i diritti umani si sono dati appuntamento davanti l’Ambasciata saudita a Roma per chiedere l’immediata liberazione del blogger e giornalista Badawi accusato di insulto alla religione islamica e per questo condannato alla pena di morte. “I suoi guai –  spiega Sergio D’Elia dell’associazione “Nessuno tocchi Caino” – sono iniziati nel 2008 quando, sul suo blog Free Saudi Liberals, ha iniziato a scrivere post di ispirazione liberale e democratica”. Ma per la monarchia assoluta saudita, Badawi ha diffuso contenuti dannosi per la sicurezza e ridicolizzato l’Islam, reati puniti con la pena capitale. “L’unica sua colpa – dice Souad Sbai dell’Associazione Comunità Marocchina in Italia delle Donne – è aver detto quello che pensava e chiesto maggiori libertà nel paese più chiuso del mondo arabo”  di Annalisa Ausilio