Ecco l’anno nuovo. E la forza di chi non si rassegna mettendo in scena l’anno 2043 della scuola pubblica: in un futuro che s’immagina incombente, i ragazzi occupano l’ultimo presidio del sistema scolastico aperto a tutti, per tutti, allo stesso modo. Si va in scena il 7 febbraio, sul palcoscenico gli studenti della scuola media di Carnate, in Brianza, si oppongono alla frantumazione dell’offerta educativa, al meccanismo inesorabile che spinge chi ha più mezzi a scegliersi una scuola su misura, on demand, pagando quanto serve per avere esattamente ciò che ritiene utile, scartando il resto dell’umanità. I giovani attori temono che la comunità dell’apprendimento, quella fatta con le regole che devono valere per tutti (dopo che tutti le hanno condivise), non servirà più: i gruppi sociali lasceranno spazio a individui muti, ipertecnologici, votati al successo personale deciso da mamma e papà. Sarà davvero così? Il futuro della scuola è una distopia, cioè il contrario di un’utopia? 

Per affrontare la notte dell’istruzione italiana noi della scuola media di Carnate (Brianza) stiamo allestendo uno spettacolo teatrale sulla distopia incombente della fine della scuola pubblica. Noi raccontiamo questo; trent’anni e le scuole saranno ormai ritenute come delle zavorre per lo Stato ed un furto per le famiglie, che si sentiranno libere e saranno decretate ed elette tali da un Ministro che si vanterà d’aver chiuso tutte le scuole pubbliche, colpevoli d’essere cartacee ed off line.   

Un viaggio al termine del sociale, una serie di colpi di scure su un’istruzione congelata, una distopia che porta alla luce gli effetti estremi della privatizzazione dell’istruzione: ad ogni famiglia la sua istruzione, basta con l’ammassamento delle classi, non si possono mettere insieme mele e pere, ognuno per sé, apprendimento libero e isolato. Non si percepisce la fine del pubblico, ma l’apertura di una scuola on demand, di lezioni on line cucite addosso alle sacrosante esigenze delle sovrane famiglie. 

I bambini si divertono ad essere protagonisti di una lotta: abbiamo pensato che nel 2043 alcuni di loro si coalizzeranno e occuperanno l’ultima scuola pubblica, per impedire che venga chiusa.

Certo, è teatro, ma io tutti i giorni vedo l’avanzare della sfiducia e della riluttanza a combattere per un progetto in cui le responsabilità siano condivise. Nello spettacolo immaginiamo una fine in cui anche il pubblico si alzi in piedi a testimoniare e condividere lo sforzo fatto dai ragazzi. 

La prima a Carnate il 7 febbraio: tutti invitati! 

Questo ci serve.

Non restare soli.

Luca Tedoldi

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Le parole, le regole, il rispetto, sono la premessa dell’educazione scolastica. Chi sta oggi in cattedra, dalle elementari al liceo, segnala questo come tema prioritario: è più difficile domare la classe che insegnarle qualcosa. L’iperattività, l’invadenza della tecnologia, il linguaggio volgare, la violenza nel gestire sentimenti e reazioni diventano stress quotidiano, e carenza d’apprendimento. paroladiprof@gmail.com è l’indirizzo per segnalare problemi e idee. Fatelo chiunque voi siate: studenti, mamme, nonni o maestre. Le parole, per noi, sono importanti.