Ancora una volta c’è voluto un intervento esterno, in questo caso la sentenza della Corte europea che ha condannato l’Italia per il fatto che nel nostro Paese i coniugi non hanno la possibilità di dare ai propri figli e alle proprie figlie solo il cognome della madre, per segnalare i nostri ritardi per quanto riguarda i diritti civili.

Ora è necessario adeguare al più presto la legge italiana, facendo in modo che sancisca una vera parità tra il padre e la madre nella scelta del cognome da dare al proprio figlio e alla propria figlia.

E’ uno di quegli interventi a costo zero che ci metterebbero al passo con l’Europa e, che pur non rientrando nel programma di governo, lancerebbero un segnale di vero cambiamento. Il fatto che si tratti di un governo “a tempo” con dei compiti predefiniti, infatti, non significa che alcuni temi non debbano essere affrontati, soprattutto quando riguardano una fetta sempre più consistente della popolazione.

In materia di diritti, come ho avuto modo di denunciare più volte, lamentiamo un deficit culturale e legislativo che ci allontana dal resto dell’Unione. La scelta del cognome da dare ai figli è solo un esempio. Ma ci sono temi e proposte altrettanto se non più importanti e urgenti in Parlamento che attendono di essere calendarizzate e discusse.

Basti pensare ai diritti delle coppie di fatto che devono riguardare non solo gli omosessuali, ma anche tutte le coppie etero che hanno scelto di convivere senza sposarsi.

O a una legge sul testamento biologico che preveda che il diritto di scegliere se e come curarsi non venga meno quando non si è più capaci di intendere e di volere.

O a quella che cancelli il reato di clandestinità per coloro che raggiungono il nostro Paese fuggendo dalla guerra, dalle persecuzioni, dalla fame e che dopo la tragedia di Lampedusa sembrava cosa fatta.

Per non parlare delle legge contro l’omofobia, approvata dalla Camera e ancora ferma al Senato, sulla quale siamo in ritardo di oltre vent’anni e che rischiamo di vedere ulteriormente annacquata e inutile.

Bene quindi accelerare sulle riforme, legge elettorale in testa, ma senza dimenticare che questo Parlamento è stato eletto dalle cittadine e dai cittadini anche per dare risposte su quei temi etici che ci vedono indietro anni luce rispetto agli altri paesi europei.