Le cronache di ogni giorno sono piene di migranti che affrontano il mare per raggiungere le nostre coste, gran parte di loro vengono respinti per altri vi è il diritto di asilo, un antico istituto secondo il quale chi è perseguitato può chiedere protezione in un altro Paese. Le radici di questo diritto sono antichissime, era conosciuto sin dai tempi di egiziani e greci, ma si è poi sviluppato in Europa sino ad essere stigmatizzato nella Convenzione di Ginevra del 28 luglio 1951 relativa allo status dei rifugiati e poi nella Convenzione di Schengen sino al Regolamento di Dublino. Vi sono varie modalità nel diritto di asilo, ma l’ipotesi più frequente  è quello di essere costretti a fuggire da un paese in guerra dove  vengono sistematicamente violati i diritti umani.

Ma mai nella storia (almeno sino a questo momento) era stato richiesto asilo per “cause ambientali”, ovvero quando a causa di disastri naturali o incidenti che hanno gravemente compromesso l’ambiente la vita risulta impossibile. La prima domanda al mondo di asilo per “cambiamenti climatici” è stata presentata all’Alta Corte della Nuova Zelanda che dopo un lungo iter processuale  ha definitivamente respinto l’istanza di un cittadino di Kiribati, una piccola nazione del Pacifico di 100 mila abitanti, le cui isole coralline affiorano di pochi metri dal mare. Ioane Teitiota, 37 anni, per ottenere asilo in Nuova Zelanda ha dichiarato di essere in fuga da rischi ambientali causati dall’innalzamento delle acque e da altri effetti del cambiamento climatico, come contaminazione dell’acqua potabile, distruzione dei raccolti e allagamenti delle case che renderebbero di fatto l’esistenza impossibile.

L’Alta Corte in Auckland ha stabilito che l’istanza non raggiunge i criteri legali, “come paura di persecuzione o minaccia alla vita”, e ha confermato la decisione originale del tribunale dell’immigrazione.  ”Tornando a Kiribati, non subirebbe una violazione  sistemica dei diritti umani fondamentali come diritto alla vita o diritto a cibo, alloggio o vestiario adeguati”, ha scritto il giudice John Priestly nella sentenza. Se queste domande di asilo fossero accettate, ”milioni di persone minacciate nel medio termine da privazioni conseguenti a catastrofi naturali, guerre o difficoltà causate dal riscaldamento globale, potrebbero pretendere protezione sotto la convenzione sui profughi”, ha aggiunto.

La sentenza in punto di diritto appare conforme alla convenzione, ma la questione pone un problema che sarà sempre più di attualità nel prossimo futuro, i cambiamenti climatici sono destinati a mutare i fragili equilibri nei quali viviamo, e come se non bastasse la compromissione dell’ambiente da parte dell’uomo non fa che peggiorare le cose. In futuro avranno diritto di asilo i sopravvissuti ad uno tsunami, o chi è scampato ad una tragedia nucleare come Fukushima? Il mondo per sopravvivere deve imparare ad essere solidale, acquisire la consapevolezza di essere una unica entità, i confini che abbiamo disegnato a nulla possono valere quando l’isola globale rischia di affondare.