Insomma alla fine la profezia del disastro si è rivelata una bufala; dopo che i politici inglesi, per un anno si sono stracciati le vesti annunciando che l’Apocalisse si sarebbe abbattuta sul Regno il primo Gennaio 2014, materializzandosi in un esercito di uomini baffuti, donne con gonne lunghe e fazzoletti sulla testa e bambini -tanti bambini- che fieri avrebbero marciato alla volta di Trafalgar Square, con il loro carico di materassi, valigie, buste della spesa piene di vestiti, fisarmoniche e ciotole per le elemosine, nulla è successo.

Il Mail online, per chi conosce l’Inghilterra, non è proprio una testata da prendere sul serio ma resta in ogni caso uno dei più seguiti tabloid britannici. Che titolava il 31 dicembre– quasi con orgoglio- “Tutto esaurito! Pullman e aerei pieni di bulgari e romeni, in viaggio verso il Regno Unito”. Addirittura, secondo la testa inglese, fino al 9 gennaio, non ci sarebbe modo di raggiungere l’Inghilterra. Però qualcuno che il Daily Mail lo ha preso seriamente c’è;  due parlamentari, Keith Vaz e Marck Retless, rispettivamente laburista e conservatore, si sono uniti al capannello di giornalisti che ha affollato alle 7.30 del mattino l’aeroporto di Luton, nella capitale, con la speranza di documentare l’arrivo dell’orda balcanica. E invece, agli arrivi, l’amara delusione per i giornali populisti: il primo volo dalla Romania, “senza restrizioni” per i lavoratori è atterrato con ben 40 posti vuoti ed a sbarcare, solo gente che già viveva in Inghilterra. Tutti con lavoro, tranne due, tra i quali un medico, che si stavano trasferendo con un contratto già in tasca. Niente folla di festanti barbari, pronti a depredare il welfare, nessun barcone pieno di mendicanti, pronti ad assaltare la City come forse sperava il Telegraph. Niente di tutto ciò, anzi, forse niente in assoluto: un primo Gennaio come un altro.

 

All’imbarazzante sceneggiata, alla quale hanno preso parte anche i due politici inglesi che si sono intrattenuti a parlare con alcuni dei nuovi “arrivati” ha risposto l’Ambasciatore romeno in Inghilterra, paragonando la vicenda al teatro dell’assurdo di Beckett; “nella commedia Aspettando Godot, i due protagonisti, Vladimiro ed Estragone, attendono invano e all’infinito l’arrivo di un certo Godot”.

Il diplomatico romeno, ricorda che i cittadini del suo paese e della Bulgaria, quando nel 2007 entrarono a far parte dell’Ue, potevano già lavorare liberamente in dieci paesi su venticinque e coloro che avessero voluto lasciare il paese in cerca di fortuna, lo hanno già fatto.

Ma il Telegraph, già grande sostenitore del mito del “Polish plumber” (idraulico polacco) che  “rubava il lavoro agli inglesi” (mito che ha fruttato ottima pubblicità ai lavoratori polacchi in Inghilterra) non si abbatte per la profezia non avverata ; nella redazione di Londra, sono infatti già impegnati con la prossima emergenza. A quanto dicono, infatti, migliaia, forse milioni, di macedoni, turchi, moldavi, serbi (e chi più ne ha più ne metta) di origine bulgara o romena, ma residenti nei paesi extra-Ue limitrofi, sarebbero pronti a reclamare il loro passaporto comunitario.