Non sono certo un fan di Renzi, in generale non sono degli one-man show, anche perché con loro il rischio di passare dall’esaltazione alla disillusione è fortissimo. In questo c’è un’analogia evidente tra i tre mostri che da soli divorano tutta la torta del dibattito politico italiano e delle prime pagine dei giornali: Grillo, Renzi e Berlusconi.

Posto che non mi piace lo stile, che però è dominante, riconosco a tutti loro una dote: l’immediatezza del pensiero, la capacità sconvolgente di arrivare a tutti senza bisogno di filtri o elaborazioni. Questo è indubbiamente la forza dei tre, ma nasconde un rischio. La narrazione tutta basata sul messaggio diretto “leader-popolo” deve essere coerente, deve cioè avanzare, costante e inesorabile, senza nessuna caduta fino all’obiettivo, altrimenti l’intera costruzione crolla.

Se quella di Berlusconi è ormai crollata (anche se ha retto per fin troppo tempo) e quella di Renzi è ancora troppo giovane per essere giudicata e quindi gode ancora di fiducia, oggi alla prova del nove c’è la narrazione di Beppe Grillo.

Le proposte di Renzi su leggere elettorale, abolizione del senato e diritti civili lo mettono a dura prova perché lo costringono a interrompere la sua narrazione e confrontarsi con quella di colui che in questo momento è il suo principale competitor elettorale. Finora ha sempre sviato il confronto e si è rifugiato sotto l’ombrello della scarsa credibilità dei suoi avversari. Ce l’ha fatta quando ha rifiutato di confrontarsi con gli otto punti di Bersani, che pure richiamavano in larga parte il suo programma. Ce l’ha fatta rifiutando l’invito di Letta a intraprendere la strada di una riforma costituzionale. Ce l’ha fatto ogni volta che ha potuto gridare alla presa in giro, al reiterarsi del tentativo di una vecchia classe dirigente di cambiare qualcosina per lasciare tutto, e soprattutto loro stessi, al proprio posto.

Ma il messaggio di Renzi, a differenza di quello di Bersani e di Letta è chiaro, magari forse più sfrontato, rozzo, sicuramente impreciso, ma chiaro e arriva forte anche all’elettorato 5stelle. E soprattutto in moltissimi si fidano ancora di lui (il tempo ci dirà se a torto o a ragione) e sono disposti a concedergli una chance.

Renzi quindi si gioca le sue carte, e sa che non può che giocare in attacco. Ed ha il bisogno irrinunciabile di avanzare senza esitazioni fino all’obiettivo o fino a che non ci sarà qualcuno su cui scaricare la colpa del fallimento. Altrimenti il suo messaggio non sarà più credibile, come è stato quello di altri prima di lui.

Tre proposte semplici:

1- Legge elettorale. Via il Porcellum e sostituzione con tre buone proposte (Proporzionale alla Spagnola, Doppio Turno alla francese, Maggioritario coretto), tutte e tre sperimentate con successo in altri paesi e in grado di migliorare non poco la credibilità del nostro sistema istituzionale. Fondamentali soprattutto in caso di elezioni anticipate (obiettivo almeno dichiarato di Grillo) a meno che non si voglia tornare alla urne con una versione corretta in peggio del Porcellum, con conseguenti ancora minori garanzie di governabilità.

2- Sostituzione del Senato fotocopia della Camera con una Camera delle Regioni con competenze molto diverse.

3- Adeguamento sul tema di Diritti Civili e di Cittadinanza a parametri di civiltà.

A questi temi Grillo è obbligato a dare una risposta, e il messaggio arrivato per sms ai suoi parlamentari di tacere sul tema è la dimostrazione di quanto sia per lui difficile sottrarsi in maniera efficace e coerente alla sfida come ha fatto in passato.

Io ci spero, spero che accetti la sfida. Almeno sul primo punto. Se infatti agli altri due potrà opporre le lungaggini di una riforma costituzionale o l’anteposizione di temi più importanti (anche se sui diritti civili, questo cela la scarsa volontà di spendersi su temi profondamente antielettorali), è sul primo punto che non ha alibi, perché ormai anche i sassi sanno che una buona legge elettorale è condizione imprescindibile del cambiamento.

Ormai ho smesso di pensare che Grillo (a differenza di alcuni suoi parlamentari, che ogni tanto ci provano), possa fare qualcosa disinteressatamente, senza calcolo a tavolino, nell’interesse esclusivo del Paese. Ma da uno così attento ai sondaggi e alle ricadute elettorali, come Grillo, mi aspetto una riflessione. Se accetterà, si dividerà il piatto con Renzi, e Pd e M5s avranno insieme il merito di aver cambiato. Se rifiuterà, sarà il perfetto capro espiatorio del fallimento della proposta di Renzi. E tutti avranno ancora una volta giocato sulla nostra pelle, dandoci una speranza e non cambiando nulla.

Twitter: @lorerocchi