Un lavoro che non vuole far nessuno. Eccetto i clochard e per pochi spicci. A quasi tre anni dal terremoto e dallo tsunami che hanno devastato il nordest del Giappone, a ripulire i siti contaminati di Fukushima ci sono loro: i senzatetto. La Yakuza, la mafia nipponica, li recluta in posti come la stazione ferroviaria di Sensai. Il salario, inferiore ai minimi nazionali, può arrivare a circa 90 dollari al giorno, ma ai clochard spetta pagarsi vitto e alloggio. Così, a fronte degli alti rischi per la salute, restano solo pochi spicci in tasca. A denunciarlo è stata l’agenzia di stampa Reuters in un’inchiesta che, insieme alle autorità giapponesi, ha portato a diversi arresti.

Due giornalisti, Mari Saito e Antoni Slodkowski, hanno intervistato Seji Sasa, un affiliato della mafia nipponica. Tre organizzazioni della Yakuza (Yamaguchi-gumi, Sumiyoshi-kai e Inagawa- kai) si sarebbero infiltrate, utilizzando un sistema di procedure all’interno di un appaltatore legale, la società Obayashi, per assumere i senzatetto e spedirli a Fukushima. Sejii Sasa, un uomo di 67 anni, è uno di questi “reclutatori”, pagato 100 dollari per ogni senzatetto scovato e disposto a mettere le mani sui rifiuti radioattivi. E senza un’adeguata informazione. Tanto più che, a detta degli esperti, in una sola ora si può superare il limite massimo di radiazione consentito in un anno. “Siamo un facile bersaglio per chi va in giro a reclutare gente”, ha detto un senzatetto. “Siamo sempre qui intorno alla stazione, a girare con le nostre buste. Ci chiedono stai cercando un lavoro? Sei affamato? E se rispondiamo di sì poi ci offrono di andare a Fukushima”.

Negli ultimi mesi la polizia aveva già arrestato alcuni membri della mafia nipponica con l’accusa di aver infiltrato, con subappalti, la società di costruzioni Obayashi (una delle 20 principali imprese di costruzioni chiamate dal governo per la decontaminazione delle dieci città colpite nel 2011) con lo scopo di lucrare sui contratti e mandare illegalmente lavoratori per il progetto finanziato dal Governo. Nell’inchiesta sui lavori attorno a Fukushima, la Reuters si è imbattuta in ben 733 società, tutte parte del progetto di riqualificazione dal ministero dell’Ambiente giapponese. Troppe per poter essere sottoposte a controlli e verifiche quotidiane. I giornalisti hanno così scoperto che almeno di cinque di queste aziende non vi è alcuna traccia nei registri e che altre 56 non avrebbero potuto ottenere degli appalti pubblici perché fuori controllo del ministero.

Insomma un vero e proprio mercato nero per il reclutamento, per un business da circa 23 miliardi di euro che è finito in mano alla criminalità organizzata. In molti casi poi i clochard hanno raccontato di essersi perfino indebitati con i loro stessi datori di lavoro, dovendo restituire loro dalla paga le spese per il vitto, l’alloggio nei dormitori e nella lavanderia. Un senzatetto ha spiegato ai giornalisti di aver guadagnato solo 10 dollari dopo un mese di lavoro, piuttosto che 1.500 come previsto. Un altro ha raccontato che dei 90 dollari al giorno guadagnati, doveva versarne fino a 50 dollari per pagare il cibo e l’alloggio.

Frattanto il ministero dell’Ambiente giapponese ha annunciato che ci vorranno almeno altri tre anni per terminare la messa in sicurezza dei punti più contaminati dell’impianto nucleare. E vista la cifra smisurata di imprese appaltratrici e subappaltatrici e le difficoltà di controllo, ci saranno altri senzatetto che potrebbero essere ancora coinvolti nella ripulitura delle zone radioattive.

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