San Silvestro, tempo di bilanci. E tra un rimpianto per quello che non è stato e una speranza per quello che sarà, dedichiamo qualche minuto a un bilancio molto meno serio, ma comunque interessante: quello dell’anno televisivo.
Lo facciamo nella maniera più tradizionale possibile, cioè assegnando i nostri personalissimi premi per l’anno catodico che è finito. Ecco le nostre scelte.

 

Miglior programma
Avremmo potuto scegliere X Factor, che ha appena concluso l’edizione dei record, oppure il più tranquillizzante Tale e Quale Show che ha sbancato l’Auditel. O ancora il Sanremo di Fazio o Pechino Express di Costantino della Gherardesca. Avremmo potuto. E invece no.

Il miglior programma televisivo di quest’anno, in realtà, non va in onda in tv ma su internet ed è L’Edicola di Fiorello.
E’ davvero geniale il format improvvisato che il re della televisione italiana si è inventata in un bar romano alle prime luci dell’alba. A volte, ricco com’è di personaggi eccezionalmente normali (o normalmente eccezionali, fate voi), ricorda i programmi di Renzo Arbore. E proprio come Arbore, Fiorello è un perfetto direttore d’orchestra, muove i fili di quella varia umanità dosando sapientemente gli ingredienti a sua disposizione.

E poi, cosa non trascurabile, è l’unico cazzeggio sul web che può permettersi ospiti da prima serata televisiva del sabato, costringendo grandi nomi di musica, cinema, tv e politica alla levataccia all’alba. Che Fiorello fosse il Re Mida dello show business italiano era già cosa arcinota. Ma forse nessuno avrebbe immaginato che, mentre è ai box in attesa del prossimo impegno in tv, avrebbe tirato dal cilindro un gioiello del genere.

Guardino e imparino anche i tantissimi autori televisivi che non riescono più a tirar fuori un’idea originale che sia una e si scopiazzano a vicenda alla ricerca di chissà cosa.

Miglior personaggio
Nessun dubbio: il protagonista più sorprendente di questo 2013 in tv è stato Costantino della Gherardesca. Il suo Pechino Express è stato un gioiellino, un reality interessante, avvincente, senza morbosità né scivoloni trash. E lui, finalmente esploso dopo anni di gavetta, ha affrontato la prima sfida importante della sua carriera con una naturalezza che ha conquistato i telespettatori. Intelligente, ironico, a volte meravigliosamente cattivo, Costantino ha dimostrato che c’è una terza via tra il vecchio stile noioso tipo Carlo Conti e il popolar-trash alla Barbara D’Urso. Ha dimostrato, insomma, che un approccio internazionale alla tv è possibile anche da noi, e che persino un reality può diventare un programma interessante e ricco di spunti di qualità.

Ora, però, viene il difficile: Costantino della Gherardesca dovrà scegliere bene i suoi prossimi impegni in tv, onde evitare di inflazionarsi o, peggio ancora, di dedicarsi a programmi banali o dozzinali. Per adesso, però, si goda un anno vissuto meravigliosamente.

Rivelazione dell’anno
Anche qui, il nome è solo uno, ed è quello di Mika. Arrivato tra i giurati di X Factor come una grande incognita, il cantante anglo-libanese rischiava di fare la fine della superstar internazionale che accetta controvoglia (e solo per soldi) un ruolo che svolgerà male. Quando abbiamo saputo che sarebbe stato lui a sostituire Arisa (il suo “Sei falsa Simona, cazzo!” è comunque entrato nella leggenda), ci è venuto in mente una delle scene più imbarazzanti della storia recente della tv italiana: Hugh Grant ospite di Bonolis a Sanremo, annoiato e altezzoso mentre una Clerici infagottata scendeva dalle scale distruggendo la canzone She. Il rischio ci sembrava quello e oggi dobbiamo ammettere di aver sbagliato clamorosamente.

Mika è stato divertente, ironico, emozionante, a volte senza freni. Ha contribuito significativamente a rendere la settima edizione di X Factor la migliore di sempre, sopperendo all’evidente stanchezza di Elio, agli scatti da TSO di Morgan e alla pochezza di Simona Ventura. Come coach, in realtà, si è dimostrato meno bravo del previsto, ma è nata una stella televisiva. Il suo contratto con Sky era di una sola edizione, ma forse Mika c’ha preso gusto e vorrà tornare il prossimo anno. Noi, francamente, lo speriamo.

Peggior programma
A volte bastano un paio d’ore per entrare nella storia della televisione. È quello che è successo a Radio Belva, l’esperimento televisivo di Giuseppe Cruciani e David Parenzo che, ebbri del successo radiofonico de La Zanzara, pensavano di poter portare il loro cazzeggio su Rete4. Il risultato, però, è stato un freak show senza capo né coda, con un parterre di ospiti che avrebbe fatto invidia persino al bar di Guerre Stellari: Cicciolina, Borghezio, Fiore di Forza Nuova, Paolo Villaggio, Alba Parietti e nientemeno Emilio Fede inviato in una sezione di Sel. Inguardabile, caotico, volgare, il monnezzaro di Cruciani e Parenzo ha sconcertato persino chi di solito non disdegna un po’ di caciara catodica.

Ed è bastata una sola puntata (che ha raccolto un 2,79% di share e 670mila spettatori) per convincere i dirigenti di Rete4 a chiudere tutto e chiedere scusa ai telespettatori.  La lezione, che però Cruciani sembra non avere imparato, è che il pubblico televisivo è meno idiota di quanto pensiamo e che non basta La Zanzara (o qualche benemerenza raccolta in giro senza alcun merito reale) per sfondare in tv. Riprovaci ancora, Giuseppe. Anzi, sarebbe meglio di no.

Una menzione la merita anche la Miss Italia targata La7, condotta malissimo da Massimo Ghini, Cesare Bocci e Francesca Chillemi, scritta ancora peggio e che sembrava un pessimo programma di una imbarazzante rete locale. La fiera bovina targata Mirigliani era già indigesta in Rai, organizzata e condotta come si deve, figurarsi su La7, ormai sacrificata da Urbano Cairo sull’altare del trash nazionalpopolare.

Peggior personaggio
Cruciani e Parenzo, senza dubbio alcuno. Per le motivazioni, basta leggere il paragrafo precedente.  

Miglior canale generalista
Di scommesse  ne ha perse tante, il direttore di RaiTre Andrea Vianello. A cominciare da Celi mio marito con Lia Celi, passando per The Newsroom e Scandal in prima serata e finendo per Masterpiece che è diventato un cult in rete ma langue all’Auditel. Eppure, i dati del 2013 parlano chiarissimo: RaiTre è la terza rete televisiva italiana, sia per quanto riguarda l’intera giornata che nel prime time. E allora, nonostante qualche scivolone (frutto anche di scelte coraggiose), va dato atto a RaiTre (e al suo direttore) di aver fatto crescere considerevolmente una rete dall’identità granitica e difficilmente modificabile, che comunque ha i suoi punti di forza in certezze consolidate come Milena Gabanelli, Fabio Fazio e Giovanni Floris.

Il mix tra programmi tradizionali e nuovi esperimenti è comunque positivo e, in un anno non certo esaltante per la qualità dei palinsesti generalisti, RaiTre merita il titolo di miglior canale, nonostante ci sia ancora molto da lavorare e da sistemare, magari concentrandosi su scommesse meno avventate.

Miglior canale tematico
Se pensate che scegliere SkyArte come miglior canale tematico sia snob, probabilmente non avete mai dato un’occhiata al canale che il bouquet Sky dedica alle arti. Sì, perché SkyArte è tutto tranne che snob, tutto tranne che un’oasi di boria intellettualoide.
Oltre a eccellenti prodotti dedicati all’arte più tradizionale, infatti, quest’anno il canale ha offerto ai suoi abbonati delle chicche pop di indubbio valore, a cominciare da documentari cult come Exit through the gift shop di Banksy o il pluripremiato Sugar Man, senza dimenticare grandi eventi di musica live come gli Stones ad Hyde Park o vecchi concerti di Bob Marley e altre grandi star del passato. E anche quando affronta artisti molto più tradizionali, SkyArte lo fa con un approccio per nulla banale né troppo didattico.
Il documentario dedicato a Keith Haring, ad esempio, è un gioiello vero di originalità, così come imperdibili sono stati quelli dedicati a grandi scrittori come Charles Bukowski  o Jack Kerouac.

SkyArte, insomma, è anche (e forse soprattutto) l’Arca di Noè della cultura pop del Novecento, un grande archivio di quanto di più grandioso e geniale l’umanità abbia prodotto nel secolo scorso. E visto che tutto ciò che siamo oggi è figlio del pop, sarebbe il caso di darci un’occhiata, di tanto in tanto.