Lo scorso settembre le telecamere de ilfattoquotidiano.it avevano ripreso il cantiere del più grande parco fotovoltaico d’Europa, voluto dal presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta. Ma, a distanza di qualche mese, i lavori si sono già fermati. Si tratta del progetto ‘Ciliegino‘ di Gela, circa 230 ettari di superficie che dovrebbero garantire una produzione energetica di 80 Mw, favorita dall’istallazione di 233 mila pannelli solari apposti sopra le serre. Un investimento di 300 milioni di euro, il cui capitale proviene dal Cipe, dalle società private Radiomarelli Spa e dalla cooperativa Agroverde di Gela presieduta da Stefano Italiano. “Purtroppo – spiega Emilio Giudice presidente della riserva Biviere di Gela e responsabile della Lipu in Sicilia – paga l’ambiente, perché alla fine abbiamo una distruzione del territorio e una parte della pianura fertile è stata spianata. Si è costruita – prosegue – un’altra cattedrale nel deserto e c’è una grande corresponsabilità dei dirigenti che hanno avallato il progetto senza appurare se era fattibile o meno”. Nella concessione edilizia, depositata al Comune di Gela e datata 5 gennaio 2012, si legge che l’inizio dei lavori era vincolato alle somme che la Cooperativa Agroverde avrebbe dovuto depositare per favorire gli espropri. Ma le fideiussioni sono state consegnate solamente a novembre 2013, cinque mesi dopo l’inizio dei lavori. “Gli espropri ancora non sono stati definiti, c’è solo l’occupazione, la polizza serve per coprire in caso di mancato pagamento – puntualizza Angelo Fasulo, sindaco di Gela – ma noi vogliamo vedere pagati i proprietari nel breve periodo”. Con il superamento delle scadenze, e non potendo ottenere più gli incentivi delle tariffe premio del IV conto energia, la Radiomarelli Spa sembra aver fatto un passo indietro. Ora si parla di possibili investitori cinesi oppure russi. Già nel 2009 la holding Renova Group, appartenente all’oligarca russo Viktor Verselberg, aveva realizzato dei sondaggi sul progetto. Alcuni mesi più tardi la Procura di Firenze aprì un’indagine sulla possibile tangente di 400 mila euro elargita nei conti del Credito Cooperativo Fiorentino intestati a Marcello Dell’Utri. Ma l’imprenditore Italiano nega ogni relazione con l’ex senatore Pdl: “Lo conosco per fama giornalistica, con il progetto non c’entra niente”  di Saul Caia, Rosario Sardella e Luca Verducci