C’è quello che non funziona: il solito muro imbrattato, la piazza con le macchine, un parco abbandonato, l’ecomostro, quel palazzo mai finito, la strada crepata, svariate opere decrepite, la fontana senz’acqua. E ci sono gli elogi: al cantiere che ci voleva, alla villa sistemata, all’angolo ripulito, agli alberi piantati. Migliaia di foto, piantine, progetti, commenti: Urbanfile è un inventario online di urbanistica e architettura che nasce dal basso e si rivolge ai cittadini delle nostre metropoli, da nord a sud del Paese, isole comprese. Preso d’assalto a Milano, meno frequentato negli altri centri, e molto snobbato dalle amministrazioni. Nel 2008 esiste soltanto il sito internet, urbanfile.org: un raccoglitore di schede tecniche che descrivono attraverso uno scatto, o una planimetria, e una breve didascalia i nuovi arredi urbani. Lo consultano soprattutto architetti e addetti ai lavori. Nel giro di poco tempo parte anche il blog (blog.urbanfile.org) per dare la possibilità agli abitanti di segnalare lo stato di salute dei quartieri: dagli edifici fatiscenti, zone degradate, monumenti a pezzi, allo sviluppo dei lavori, aree riqualificate, giardini abbelliti. L’iniziativa scaturisce da un dato di fatto: “Ci siamo accorti che a Milano era impossibile trovare informazioni sui lavori pubblici – spiega Claudio Nelli, milanese, nella vita event manager e per passione inventore di Urbanfile insieme ai tre amici Roberto Arsuffi (grafico), Marco Montella (imprenditore) e Filippo Scotti (ingegnere) -. E che bastava l’annuncio di un nuovo cantiere a scatenare l’indomani un comitato contro”. In alcuni casi i comuni ci rimettono anche dei soldi. Nelli fa un esempio: “A Milano in piazza Lavater il Comune aveva deciso di costruire un parcheggio ma dopo la protesta dei cittadini i lavori sono stati bloccati e l’amministrazione ha pagato una penale”.

Oggi il sito internet conta dai tre ai quattromila accessi al giorno. E il blog, con oltre due mila post complessivi, è diventato una lente di ingrandimento sulle metamorfosi urbane, in testa quelle del capoluogo lombardo. “Qui il ritmo è di sette post quotidiani” evidenzia il cofondatore di Urbanfile. Non è un caso allora che Palazzo Marino non sia rimasto a braccia conserte e abbia iniziato a sbirciare la valanga di proposte e proteste sul blog. “Prima di progettare certi interventi, come la pedonalizzazione di alcune piazze, ci siamo confrontati con i cittadini più attivi sul blog” informa l’assessore all’Ambiente e alla Mobilità, Pierfrancesco Maran. Anche il vicesindaco Ada Lucia De Cesaris con delega all’Urbanistica lo consulta e fa sapere che il Comune ha concesso a Urbanfile uno spazio all’Urban Center nella galleria Vittorio Emanuele. Verissimo. Ma l’aggiornamento dei progetti, appesi ai cartelloni, è solo occasionale e così serve a poco. Il motivo è sempre lo stesso: non ci sono soldi. Di strada ce n’è ancora da fare, parecchia, prima che si instauri un confronto come si deve tra il basso e i piani alti. Maran è netto: “Trasformare il blog in uno strumento ufficiale del Comune toglierebbe l’indipendenza e la spontaneità agli utenti”.

Le polemiche continuano: adesso Piazza Lavater è intasata di auto; la chiesa seicentesca di San Carlo al Lazzaretto (citata nei Promessi sposi), in zona Porta Venezia, è addirittura assediata dalle auto e c’è chi pretende la chiusura al traffico dell’area; le voragini del manto stradale di Piazza Oberdan quando piove diventano dei laghi impraticabili; nello stesso luogo i pali dell’illuminazione in stile Belle époque sono stati sostituiti da “tralicci banali” anziché essere ristrutturati; in fondo a via Ripamonti si contesta la presenza di nuovi cantieri nonostante l’eccedenza di appartamenti sfitti; e poi il monolite nero in Piazza San Babila, dove si vendono i gadget per l’Expo, a tanti fa venire la pelle d’oca. Altra nota negativa: su nove Consigli di zona (quelli in cui è suddiviso il centro di Milano), solo il primo, quello del centro storico, sa cos’è Urbanfile. “Lo frequento spesso” dichiara Stefano D’Onofrio, presidente della commissione Mobilità e Arredo urbano di zona 1. Come? “Sollecito o indirizzo le considerazioni fatte dagli utenti. Per esempio: se in un’area la gente vuole gli alberi, gli spiego che non è possibile perché sottoterra c’è un parcheggio, oppure faccio notare che due parcheggi a distanza di cento metri non hanno senso. Spesso – conclude D’Onofrio- quando mi confronto con il Comune riferisco anche i consigli degli utenti”.

Urbanfile è una piattaforma Wiki aperta a tutti i continenti. “Per adesso ci sono solo 200 schede dall’estero, non siamo ancora abbastanza conosciuti – è il commento finale del cofondatore -. Anche in Italia sarebbe bello che si attivassero altre città oltre a quelle già presenti”. Sicuramente da quando Urbanfile è anche su Facebook e Twitter ha molto più successo.