Riceviamo e pubblichiamo: L’associazione Artemisia ha precisato che Furlanetto è stato assolto per il reato di maltrattamento ma condannato in primo grado per lesioni nei confronti della ex moglie. In seguito alla condanna, sia la procura che l’imputato hanno fatto appello. 

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La calunnia è un venticello, canta Basilio nel Barbiere di Siviglia, che stordisce le teste e i cervelli e da venticello diventa tuono. Il web tesse e intreccia una prodigiosa coralità di voci. Notizie autentiche e bufale rimbalzano insieme tra siti, blog e social network. La rete si presta straordinariamente alla circolazione dell’informazione corretta, ma anche della maldicenza, e in questo caso è come una grancassa che trasforma in tuono qualunque venticello o menzogna spesso accompagnati da qualche link ad altri venticelli. Saper discriminare è difficile, ma è impossibile quando si legge ciò che soddisfa fantasie o dona un corpo alle paure. In quel caso si vuole credere a qualunque bufala.

Alcuni avranno letto della vicenda di Artemisia, il centro antiviolenza di Firenze diffamato sul web da almeno sei anni. Le maldicenze sul centro antiviolenza fiorentino circolano ancora sui social network, le possiamo leggere ancora sui siti a caccia di ‘nazi-femministe’ o nei commenti ai  blog che affrontano il problema della violenza contro le donne (compreso, ahimè, il mio). Maldicenze che esprimono una ostilità del tutto irrazionale nei confronti dei centri antiviolenza, raccontati come luoghi dove si fabbricano false accuse nei confronti di uomini, denunciati ingiustamente solo perché uomini.

Artemisia è stata diffamata con la bufala della condanna penale che le sarebbe stata inflitta, per aver istigato una donna a calunniare il marito, Gianni Furlanetto, con l’accusa di maltrattamento. Un processo per maltrattamenti nei confronti di Gianni Furlanetto c’era realmente stato anni fa, e ne era seguita una assoluzione. Da quel momento si erano scatenate le malignità nei confronti del centro antiviolenza. Era diffusa la bufala della condanna penale di Artemisia per il reato di calunnia e si era aggiunta la balla della interruzione della convenzione col Comune di Firenze a causa delle gravi scorrettezze. Ci sono poi altre variazioni sul tema, e alcune tirano in ballo anche Differenza Donna di Roma.

Ho riflettuto molto prima di scrivere in merito, ho fatto tesoro di una divertente novella medievale che racconta la morale: “a rimestare nei liquami viene fuori solo tanfo”. Ma a volte è doveroso ripristinare la verità dei fatti. E la realtà  è questa: l’associazione Artemisia non è mai stata condannata in tribunale per aver istigato alla calunnia né la moglie di Gianni Furlanetto, né qualsiasi altra donna che sia stata ospitata nella casa rifugio, e riceve ancora finanziamenti dal Comune di Firenze.

Le motivazioni del rinnovo della convenzione si possono leggere proprio sul sito del Comune di Firenze, dove si può leggere “che lAssociazione di Promozione Sociale Artemisia ha costituito in tutti questi anni una importante risorsa per i servizi territoriali e per la popolazione ed è riuscita ad ottenere risultati pienamente soddisfacenti sia in termini di supporto e aiuto alle vittime dei maltrattamenti, degli abusi e delle violenze, sia in termini di sviluppo che di miglioramento della qualità dei servizi...”

Ma torniamo alle bufale. Erano state diffuse anche su un sito a nome di Gianni Furlanetto, denunciato per diffamazione dall’associazione Artemisia, e poi rinviato a giudizio per diffamazione aggravata. Giorni fa, Furlanetto è stato assolto per non aver commesso il fatto. Il motivo dell’assoluzione? Attraverso il proprio avvocato ha negato di aver accusato l’associazione Artemisia, spiegando che quelle dichiarazioni diffamatorie che circolavano sul web a suo nome, erano sicuramente opera di qualcun altro. L’argomentazione difensiva è stata che chiunque poteva essersi spacciato per  lui.

Le volontarie dell’associazione Artemisia dopo l’assoluzione si sono dichiarate dispiaciute che delle persone malvagie avessero disonestamente usato il nome di Gianni Furlanetto per diffondere calunnie sul loro centro; si sono dette liete che il vero e autentico Furlanetto se ne fosse dissociato, evidentemente convinto dell’operato corretto e meritevole di Artemisia.

Ora c’è ancora un sito a nome di Gianni Furlanetto (non si sa se autenticamente suo o di un ignoto che si spaccia per lui) che porta la notizia dell’assoluzione nel processo per diffamazione nei confronti di Artemisia, ma inspiegabilmente non menziona la tesi della difesa: “Furlanetto mai disse o scrisse che l’operato di Artemisia fu scorretto”.

Boh! Sarà per una questione di mancanza di spazio sulla pagina web? 

Aggiornamento della redazione il 26/11/2015

Gianni Furlanetto nel processo di appello è stato assolto da ogni imputazione il 21 aprile 2015.