Divorzio in casa Rai tra lo storico corrispondente da Londra Antonio Caprarica e l’azienda di viale Mazzini. Una rottura definitiva, “per giusta causa”, che porterà il giornalista ad avviare azioni legali contro il servizio pubblico. Caprarica denuncia: “Non avrei mai immaginato di lasciare in questo modo l’Azienda della mia vita, dopo oltre un quarto di secolo di servizio onorevole e immacolato in ogni angolo di mondo. Troncare questo rapporto con effetto da oggi, come ho appena comunicato alla direzione del personale, è per me l’unica possibilità di immediata reazione alle crescenti pressioni esercitate dai vertici aziendali con metodi inammissibili e offensivi”.

A portare alla rottura ci sarebbero alcune contestazioni da parte dell’azienda nei confronti del giornalista. I vertici della Rai, stando al racconto del corrispondente, gli hanno offerto un incentivo per lasciare il lavoro, ma Caprarica, avendo ancora due anni e mezzo di lavoro davanti a se, ha rifiutato la proposta. Per questo, denuncia: “Prima la Rai mi ha mandato un auditing, che non ha trovato e non poteva trovare niente. Poi mi ha inviato in data 7 ottobre una lettera di contestazioni di violazioni di regole burocratiche interne, come ad esempio la mancanza di una procura negoziale per potere assumere collaboratori”.

“Senza nemmeno aspettare una mia risposta – dice ancora il giornalista all’Ansa -, mi ha convocato il dg, dicendomi che se fossi andato via il procedimento disciplinare sarebbe decaduto”. Ma la goccia che ha portato alla rottura è arrivata quando il giornalista ha scoperto che l’azienda aveva già contattato un collega a cui aveva offerto la sede di Londra, “cosa che il dg non ha potuto negare”. La Rai lo ha poi esautorato dalla gestione della sede di Londra, l’ultima decisione che ha spinto il giornalista a “sbattere la porta e andare dritto nelle aule dei tribunali, chiedendo ai giudici la tutela dei miei diritti e della mia onorabilità contro il vertice Rai, che dev’essere ricondotto al rispetto delle regole”. “Voglio aggiungere – sottolinea  – che di tutta questa vicenda ho informato, punto per punto, il Cda che ha fatto finta di nulla, a partire dalla presidente Tarantola. E allora ho deciso di lasciare l’azienda per giusta causa per poter chiedere conto di questa ingiustizia nelle aule di tribunale”.