In Italia oltre mezzo milione di over 50 non ha mai versato contributi previdenziali. Per loro la pensione non è solo troppo lontana o leggera ma è un miraggio. Le possibilità di una vecchiaia tranquilla sono pressoché inesistenti, mentre molto forte è il pericolo di cadere in povertà. L’Istat, che ha condotto l’indagine, infatti, parla per queste persone di “rischio di non poter provvedere in maniera autonoma al proprio sostentamento in età avanzata”.

Dalla ricerca, svolta a metà 2012 e focalizzata sulla fascia d’età compresa tra i 50 e i 69 anni, emerge come la maggior parte degli italiani senza contributi abbia dichiarato all’Istituto di statistica di essere ancora al lavoro: non potendo contare su un assegno da ‘ritirati’, fino a quando possono, restano in attività. Per l’esattezza si tratta di quasi i due terzi dei 541mila che non hanno versato alcunché. Ma c’è un’altra fetta, che conta 205mila persone, prive di occupazione, pensione e contributi: per lo più sono donne che al massimo possono vantare la licenza media. E’ chiaro come le sorti di queste 200mila persone siano in bilico, strettamente legate agli aiuti che possono arrivare dai familiari.

Ed è proprio lo spettro di una vecchiaia fatta di stenti che spinge chi una pensione ce l’ha a restare a lavoro. E’ una scelta fatta da 411mila persone. Una decisione dietro cui c’è lo zampino della crisi o comunque delle difficoltà economiche, almeno nei due terzi dei casi. Sono sempre le stesse ragioni, di cassa, a rimandare l’uscita dal lavoro a chi avrebbe già maturato i requisiti. Ma chi ha potuto non si è lasciato sfuggire l’occasione di mano: sono 2,6 milioni gli italiani che hanno detto addio al loro impiego in anticipo rispetti ai tempi previsti per la pensione di vecchiaia. Un fenomeno che ha riguardato addirittura il 90% degli uomini (contro il 47% delle donne).

Invece la riduzione dell’orario di lavoro in vista della pensione non sembra un’opzione considerata: è una pratica che nel corso del 2012 ha interessato poco più di cento mila persone. Ciò nonostante, evidenzia l’Istat, “le raccomandazioni internazionali” sull’importanza di “un passaggio graduale dalla vita lavorativa a quella del pensionato”. Un discorso a cui si lega la ‘staffetta generazionale’, un’ipotesi dibattuta in Italia nei mesi scorsi che si realizza quando il lavoratore più anziano, accettando un part time, fa spazio all’assunzione di un giovane.

Sul tema si è espresso anche il ministro del Lavoro, Enrico Giovannini. “Se non cresce l’economia l’adeguatezza delle pensioni non è assicurata per nessuno”, ha detto a margine della presentazione del Rapporto Ocse sulla previdenza italiana, ribadendo come “la crescita, e cioè una maggiore occupabilità, sia fondamentale per assicurare la sostenibilità e l’adeguatezza del sistema previdenziale”. Tutto lo sforzo per aumentare il tasso di crescita e quindi l’occupabilità nel medio termine “è dunque orientato anche a rendere più adeguati i trattamenti pensionistici dei giovani“, ha aggiunto, sottolineando come sia invece “diverso” il problema delle carriere discontinue: “Su questo stiamo ragionando con l’Inps”.