Le sensazioni sono spesso una porta davanti a noi. Che apre o chiude relazioni e contatti. Il preambolo o l’esito di rapporti in procinto di nascere o che mai potranno farlo. Insomma una sorta di biglietto da visita che più o meno consapevolmente mostriamo. Tanti particolari che insieme o separatamente producono inconsapevolmente un esito.

Bene, nulla di tutto questo, credo possa aver contribuito ad avere una qualche sensazione ascoltando il Ministro dei Beni e delle Attività culturali, domenica sera, alla trasmissione televisiva Che tempo che fa. Certo è che, risposta dopo risposta ai quesiti posti da Fabio Fazio, anche i più ottimisti, temo, avranno avuto qualche tentennamento. Prima il racconto dell’avventuroso viaggio a Pompei intrapreso pochi giorni dopo aver preso possesso del Dicastero di via del Collegio Romano. Poi quello delle condizioni nelle quali si trovano sia la Reggia di Caserta che, soprattutto, quella di Carditello. Ancora, le bollette dell’energia elettrica da pagare trovate al momento del suo arrivo al Ministero. Il calo dei visitatori nei musei del Paese. Un lunghissimo, snocciolato, con malcelato imbarazzo. D’altra parte è noto come da lungo tempo i Beni Culturali abbiano visto assottigliare le risorse a disposizione.

Ma è qui che il Ministro riprende coraggio. Il Governo Letta, il premier in prima persona, si è impegnato ad assicurare un maggior interesse per il mondo della cultura, così come per quello dell’istruzione. E poi ci sono anche elementi positivi. Come il ritorno anticipato rispetto a quanto preventivato dei Bronzi di Riace nella sede del Museo di Reggio Calabria. Operazione questa resa possibile solo grazie alle professionalità esistenti, alle loro straordinarie capacità, tiene a sottolineare Bray. Forse in maniera incauta. Considerando le polemiche che ha suscitato l’uscita del bando ufficiale del Ministero per il reclutamento di 500 under 35 per la digitalizzazione del patrimonio culturale. Un tirocinio per dodici mesi, non rinnovabili, nei quali i prescelti potranno lavorare, a tempo pieno, per 416 euro lordi al mese.

Così mentre i giovani e non più giovani, ma ancora disoccupati addetti ai lavori, continuano a protestare, inviando lettere alle redazioni dei quotidiani, dibattendo sui social media, Bray sembra volerli rassicurare quando afferma che in quel modo, con quel compenso gli sarà possibile continuare a specializzarsi, a perfezionare la loro formazione. Davvero incauto il Ministro. Tanto più che nella penombra dello studio televisivo che sembra essersi fatto buio, c’è tempo anche per un cenno alla questione del riconoscimento di quei professionisti senza tutele né dignità che scavano e studiano da un capo all’altro del Paese. Il Ministro se ne occuperà. Non c’è motivo per dubitarne.

Tra la chiave della biblioteca di Lampedusa, aperta da pochi giorni, tirata fuori dalla tasca della giacca quasi con un coup de theatre, l’idea di creare percorsi della conoscenza che possano mettere in rete il “nostro straordinario patrimonio”, la convinzione che Cultura e Turismo si debbano incontrare e il grande valore del libro, Bray termina il tempo a disposizione. Non prima di aver affermato che il Paese ha bisogno di sogni. Si riaccendono le luci, va la pubblicità.

La sensazione che cultura e felicità siano termini ormai irrimediabilmente contrapposti si fa sempre più forte. Così come quel che sta accadendo, quel che si verificherà nel prossimo futuro non potrà essere che l’amministrazione di un inarrestabile declino. Servirebbe davvero cambiare passo. Perché la naturale attenzione per Pompei, peraltro finora del tutto insufficiente ad avviare interventi previsti da tempo, rischia di far naufragare tutto il resto. Perché la passione, più volte evocata dal Ministro, non può ancora essere la giustificazione per esistenze quasi irreali di migliaia di addetti ai lavori. Perché i sogni, dei quali le persone avrebbero bisogno, secondo Bray, sono ormai un lusso per troppi. La sensazione, spiacevole, è che siano soltanto parole.