Caro Renzi, faccio parte di quel milione e 887.396 cittadini che domenica 8 dicembre alle primarie del Pd ti ha dato il voto e, nel complimentarmi per la trionfale elezione, vorrei dirti, per onestà, che non sono un tuo fan politico, ma che alla fine mi sono messo in fila al gazebo pensando (come immagino tanti): se non riesce lui a dare una scossa per farci uscire da questo casino, non ci riesce più nessuno. Non mi dilungherò sullo stato comatoso in cui versa l’Italia, ben rappresentato ultimamente dalla rivolta dei Forconi e dall’indice di gradimento dei politici italiani che, stando ai sondaggi, è oggi valutato al 2 per cento: più o meno quelli che dalla politica ricavano vitto, alloggio e auto blu. La parola scossa, mi rendo conto, fa parte di un linguaggio forse primitivo e poco raziocinante ma, cerca di capirmi, esaurita per sfinimento l’epoca dei Grandi Progetti Inutili, oggi il programma vincente consta di sole quattro parole: non ne possiamo più.

E allora scusaci, caro Matteo, ma la tua scossa quando arriva? Per tutta questa settimana ho sfogliato febbrilmente i giornali pronto a cogliere il segnale dell’ora X. Lunedì ho letto: “Cambio subito il Pd e il Paese” e ho pensato: ecco, ci siamo. Martedì l’annuncio: “Cambio io la legge elettorale” è stata un’altra iniezione di adrenalina. Mercoledì hai stoppato D’Alema alle Europee e mi è venuto un dubbio: povero Max, ma non l’avevi già rottamato? Giovedì, la riunione della segreteria alle 7 del mattino è stata, d’accordo, una scossa ai vecchi e sonnacchiosi riti di palazzo, ma non era ancora la Scossa. In un ordinario venerdì hai battagliato con Alfano sulla legge elettorale. Poi, sabato, sei scomparso dalle prime pagine, rioccupate da Letta e dalla finta abolizione dei soldi pubblici ai partiti. In vista dell’Assemblea Pd di oggi hai annunciato una “sorpresina” a Grillo. Un patto per abbattere sul serio i costi della politica e per votare una legge elettorale che garantisca il bipolarismo per evitare la trappola delle larghe intese.

Potrebbe essere la prima grande botta a un sistema di potere fondato sui privilegi e sull’inciucio. Speriamo. Siamo impazienti, perché temiamo che anche il tuo “cambiamento” possa finire soffocato dalla casta suprema, quella della conservazione permanente. Devi capire che, dopo un ventennio di parole inutili, questo è un Paese che non aspetta più.

PS. Io non ho votato alle primarie del Pd, ma questa lettera ne riassume molte giunte a questo giornale. Nel senso e nello spirito.

Il Fatto Quotidiano, 15 novembre 2013