“Moravia è stato il più grande romanziere e intellettuale italiano, l’uomo che ha capito ‘l’italianità’ nel suo profondo, e forse potrebbe essere il vero simbolo di una rivoluzione che in questo paese non c’è mai stata” mi confida Alessandra Perna, bassista e cantante della band Luminal, mentre la intervisto poco dopo aver ricevuto la targa quale “Miglior Gruppo del 2013″ al Mei, il Meeting Etichette Indipendenti. “Moravia non giudica in maniera isterica e non regala slogan consolatori, lui mostra, lui ti costringe a guardare il baratro, a ripartire da quello, soprattutto quando ci sei caduto dentro, con una freddezza e una violenza nei confronti della realtà che da molti viene vista con diffidenza, come se fosse un difetto, la sua prosa è chiara, snella, spoglia, bellissima”. È vero, strano a dirsi, ma c’è anche molto Alberto Pincherle – vero nome dello scrittore – in questo Amatoriale Italia, l’ultimo disco dei Luminal, uscito con Le Narcisse e registrato utilizzando solo basso, batteria, armonica e voce, e in larghissima parte in presa diretta. Un album che è un crudo racconto dell’Italia ai tempi della Rete, ma anche dell’Italia televisiva costruita da Berlusconi a sua immagine e somiglianza, e della vita di un gruppo indie rock alle prese con la scena indipendente italiana.

 Il 2013 si è rivelato grandioso per voi Luminal: col nuovo disco vi siete pure aggiudicati il titolo di Band dell’Anno.
Volevamo fare un disco diverso dai precedenti perché volevamo dire in maniera chiara e diretta quello che pensavamo. La formula basso e batteria ci sembrava il modo più esplicito per farlo, quasi a viso scoperto. Amatoriale Italia voleva mostrare quello che ci succedeva intorno, senza giudicarlo, quasi obbligando le persone a fare lo stesso, un’operazione che non ha nulla di consolatorio, ed è per questo che questo disco ha fatto male prima di tutto a noi, perché non potevamo fingere, perché abbiamo dovuto metterci in discussione, perché abbiamo eliminato la protezione della poesia e della chitarra, uno scudo che ci ha nascosto per un sacco di tempo. Bambini, non rifatelo a casa. È stato orrendo.

Un disco straripante, i messaggi sono molteplici, polemici, arrabbiati: come prevedete possa evolversi la vostra musica? Pensate di esservi stabilizzati su questo assetto?
Credo proprio di sì. In queste ultime settimane sto pensando al disco nuovo, mi vengono in mente un sacco di idee, rompo le scatole mandando messaggi come: ‘Ho l’idea dell’anno!’ ma grazie a Dio sia Carlo che Alessandro (gli altri due componenti della band, nda)  fanno finta di non conoscermi. Fanno bene. In realtà questa è una fase molto bella, ascoltiamo e ci passiamo un sacco di musica, tiriamo fuori idee folli e rilanciamo con idee ancora più folli. Non vedo l’ora di mettermi a lavorare sul materiale nuovo.

Cosa rappresenta per voi Lele Mora a cui avete dedicato anche un brano?
Lele Mora rappresenta tutto quello che pensiamo quando siamo chiusi in bagno e non ci vede nessuno.

C’è qualcosa che è avvenuto negli ultimi vent’anni a cui non vi sareste mai aspettati di assistere?
No, abbiamo fatto un patto con il diavolo e sappiamo con mezz’ora d’anticipo tutto quello che succederà nella nostra vita. Tra mezz’ora, per esempio, non succederà niente.

In “C’è vita oltre Rockit” sembrate esser stati scottati da una critica mal sopportata in passato. Siete d’accordo con le lista di proscrizione dei giornalisti proposta da Grillo? Ne fareste una per i giornalisti musicali?
No, mandiamo direttamente ai campi di concentramento chi ci recensisce male.

Siete una band impegnata, non vi risparmiate in nessun frangente. Inoltre siete promotori di svariate iniziative che fanno bene alla musica.
Abbiamo sempre pensato che sia giusto fare, oltre che raccontare. Ci piace creare situazioni dove i musicisti possano incontrarsi e incontrare chi la musica la fa o la promuove. Nel nostro piccolo facciamo quello che possiamo, ed è per questo che è nata Roma indipendente, una piccola fiera di etichette che si terrà venerdì 13 all’Underdog’s a San Lorenzo, in via dei Sabelli, proprio dietro Le Mura, dove la sera ci sarà Heroes, la serata che ormai facciamo da più di due anni.

Alla luce delle tue esperienze, quali sono le tue considerazioni sul rapporto fra le band? È vero che spesso sono divise da invidie e antipatie?
Purtroppo spesso le band emergenti sono troppo spaventate, troppo scottate e troppo ansiose per un successo irrealizzabile per riuscire a creare qualcosa insieme. Spesso si odiano senza nemmeno conoscersi, solo perché “quello” ha fatto una mezza cosa in più di un altro, e spesso si mette in secondo piano la musica rispetto alla promozione della stessa. Fa paura quante energie mal dirette e quanta paranoia ci sia in giro.