Napolitano, Berlusconi e Grillo ovvero: “il buono, il brutto e il cattivo” della politica italiana. Che cosa hanno in comune tra loro? Napolitano, il buono, ha in ostaggio da un anno e mezzo il paese. Berlusconi, il brutto (mi piacerebbe sapere il nome dello stilista che gli cura il look: se lo conosci lo eviti), sono vent’anni che condiziona l’Italia. Tutti e due mai una parola sulla mafia (solo nei momenti delle tristi ricorrenze), mai un atto di solidarietà nei confronti del pm di Palermo Nino Di Matteo. Perché? Perché??

Berlusconi è capibile: per lui e Dell’Utri il mafioso Mangano (il reggente del mandamento di Porta Nuova), pace all’anima sua, è un eroe. Brusca recentemente nel bunker di Milano, di fronte ai magistrati siciliani (Di Matteo assente per ragioni di sicurezza e come ha scritto Travaglio è la prima volta che accade un fatto così grave) ha rivelato il luogo in cui, nel 1994 Mangano, dopo aver incontrato Dell’Utri, doveva vedere il Cavaliere, che di lì a poco avrebbe vinto le elezioni, per comunicargli le richieste che Cosa nostra voleva affidare al nuovo governo.

Napolitano che, con tutto il rispetto per l’istituzione che rappresenta, sta perdendo qualche colpo (ma non è una novità, accadeva già ai tempi del suo “sodalizio” con Craxi) non può, come presidente della Repubblica, non esprimersi sui rischi che sta correndo Di Matteo insieme agli altri magistrati siciliani. La richiesta di testimoniare al processo sulla trattativa è un dovere che il primo cittadino d’Italia deve assolvere senza nascondersi dietro la Costituzione. Lui dovrebbe dare l’esempio. E se il presidente si sente offeso per l’indagine del pm, di fronte alle minacce di Riina a Di Matteo tutto dovrebbe passare in secondo piano. Caro presidente, Di Matteo sta facendo solo il suo dovere!

Il “cattivo” Grillo, sempre contro tutto e tutti, invece, è l’unico che si è speso per il magistrato. “Guai a chi ci tocca Di Matteo”, ha detto e scritto sul blog ed è su questo che dovrebbe chiedere l’impeachment del presidente della Repubblica e far portare in Parlamento dal M5S la proposta di Lirio Abbate che suggerisce di applicare a Totò Riina, dopo le minacce, il 14 bis, ben più restrittivo del 41 bis, come accadde a suo tempo con Bagarella.

Sulla difesa di Di Matteo mi piacerebbe che anche il neo segretario del Pd Renzi battesse un colpo, per dare un segno di discontinuità con i vari Violante, ma forse la campagna acquisti, all’interno e all’esterno del partito, lo sta molto impegnando. Invece di accanirsi sulla riforma della Giustizia se si pensasse di più a far applicare le leggi che già esistono per impedire che i boss in carcere parlino tra loro e smettano di far arrivare ordini all’esterno, sarebbe un bel passo avanti e un segno di solidarietà a chi quotidianamente sta in trincea e rischia la vita.