Fuori dalla crisi? Per un decimo di punto percentuale? Sembra difficile. Pare insomma arduo essere ottimisti per la correzione arrivata nei giorni scorsi dall’Istat sul Pil del terzo trimestre dell’anno, arrivato a quota “zero” secco, invece che 0,1% come previsto.

Anche perché problemi dell’Italia sono strutturali, e non congiunturali, come già avevamo scritto qui sul blog de l’Arancia. Ed è difficile che si possa intravedere la famosa luce intorno al tunnel prima di aver risolto questi problemi. Anche perché il quadro, al netto del Pil, è pesante: basta pensare al calo record dei prestiti alle imprese che si è registrato a ottobre (-4,9%, dato Bankitalia) per capire che senza investimenti non ci può essere ripresa. Oltretutto, la carenza di prestiti non è dovuta a mancanza di liquidità da parte delle banche, ma a una domanda ferma: gli imprenditori, cioè, hanno smesso di chiedere denaro in prestito, e questo non è esattamente un buon segno.

Eppure la buona notizia potrebbe essere proprio questa: che per le imprese stanno arrivando più soldi, sia sotto forma di denaro a costo sempre più vicino allo zero (la Bce di Mario Draghi ha ulteriormente tagliato i tassi, ignorando il parere negativo della Germania, e arrivando a un bassissimo 0,25%). Sia sotto forma di nuove forme di finanziamento, come la nuova legge Sabatini Bis, annunciata dal premier Letta in questi giorni. Si tratta della riedizione di un vecchio provvedimento che permette di ottenere prestiti agevolati fino a 2 milioni di euro per le piccole e medie imprese che vogliono rinnovare macchinari o dotazioni. Non è poco.

Vediamo se questo provvedimento riuscirà a dare una boccata d’aria alle Pmi in crisi oppure prevarrà il sentimento negativo, nella più classica delle trappole di liquidità, quella situazione in cui i tassi d’interesse sono ormai arrivati a zero, e non ci sono più modi per convincere la gente a spendere e a investire, perché gli “animal spirits” preferiscono tenere i soldi sotto il materasso (“puoi versare quanta acqua vuoi, ma se il cavallo non beve non beve”, diceva John Maynard Keynes).