È morto questa notte Angelo Rizzoli. L’ex editore del Corriere della Sera poi produttore cinematografico è deceduto al Policlinico di Roma, dove era ricoverato da qualche tempo. Rizzoli, fin dall’età di 18 anni, era malato di sclerosi multipla e il decesso è avvenuto per problemi cardiovascolari. “Questa ennesima vicenda giudiziaria ha spezzato il cuore a mio marito”, dice Melania Rizzoli all’Adnkronos. “E pensare che solo quattro mesi fa una perizia della procura di Roma ha certificato la sua compatibilità con il regime carcerario, pur con l’evidenza delle sue condizioni, già allora gravi – aggiunge -. Angelo era ricoverato da 13 giorni nell’Unità intensiva coronarica al Gemelli. È morto tra le mie braccia”.

Il riferimento è all’arresto per bancarotta fraudolenta avvenuto a febbraio scorso. Quando Rizzoli venne accusato di essere responsabile di un crac finanziario da 30 milioni di euro. Secondo gli inquirenti, che hanno indagato sulle società fallite e poi sulla Rizzoli Audiovisivi in liquidazione, l’imprenditore era il “dominus” di queste imprese mentre gli amministratori facevano solo da prestanome, essendo privi di qualsiasi potere decisionale e percependo per il loro ruolo solo saltuarie remunerazioni dallo stesso imprenditore, che invece incamerava tutti gli utili. Nell’operazione della Guardia di Finanza è stata indagata la stessa moglie. Viste le condizioni di salute l’imprenditore non venne trasferito in carcere su richiesta della Procura di Roma che chiese il ricovero in ospedale.

Per la deputata forzista, Michaela Biancofiore, l’ex produttore è “stato ucciso dall’ennesimo incomprensibile accanimento giudiziario – dimenticato da tutti gli amici politici che si avvicendavano a casa sua – e che troppo spesso passa sotto silenzio nel nostro Paese. Angelo Rizzoli, come tutti sanno, era malato di Sla – continua la parlamentare – i magistrati ne erano perfettamente coscienti e lo hanno sottoposto comunque all’umiliazione degli arresti e allo stress fisico derivante. Non ci sono parole se non quelle di continuare a denunciare un sistema che non è da paese civile sul quale tutta la politica e le istituzioni devono riflettere e velocemente. Porgo le più sentite condoglianze alla moglie Melania – ex collega – e ai figli, ai quali va tutta la mia vicinanza umana”.

Angelo era figlio di Andrea Rizzoli, presidente dell’omonima casa editrice, che nel 1974 decide di rafforzare acquisendo il Corriere della Sera, che però era coperto di debiti. Il nonno, il mitico fondatore della dinastia, era partito dall’orfanotrofio dei Martinit di Milano per fondare un impero editoriale. Rizzoli nel 1978 eredita la presidenza del gruppo, subentrando al padre.

Nel giro di qualche anno cede al Banco Ambrosiano di Roberto Calvi il controllo del gruppo Rizzoli-Corriere della Sera, lasciando che il primo quotidiano italiano ei suoi “satelliti” vengano gestiti, di fatto, dalla Loggia P2 di Licio Gelli, alla quale sono iscritti lo stesso Rizzoli, Calvi, l’amministrare delegato della Rizzoli Bruno Tassan Din e il direttore del Corriere Franco Di Bella. Nello stesso anno conosce l’attrice Eleonora Giorgi che poi sposa. Il nuovo piano industriale della Rizzoli prevede nuovi investimenti, tra cui la fondazione di un quotidiano popolare, L’Occhio, affidato alla direzione di Maurizio Costanzo.

Ma i conti vanno male. Nel 1981 il Corriere della Sera finisce coinvolto nello scandalo della Loggia P2. Il Tribunale di Milano nel febbraio 1983 dispone l’amministrazione controllata per il quotidiano e Angelo, suo fratello Alberto e Bruno Tassan Din sono arrestati per bancarotta patrimoniale societaria in amministrazione controllata. L’accusa è di aver occultato, dissipato o distratto oltre 85 miliardi di lire. Angelo Rizzoli rimane in carcere 13 mesi. Chiusa la vicenda giudiziaria del Corsera, Rizzoli si è poi risposato con Melania De Nichilo, ma i guai con la giustizia non sono chiusi. A 30 anni dal primo arresto, il 14 febbraio 2013 Rizzoli finisce di nuovo in manette ancora con l’accusa di bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale. Oggetto di indagine degli inquirenti, questa volta, le quattro società facenti capo alla sua Rizzoli Audiovisivi fatte fallire con un crac appunto da circa 30 milioni. Per i magistrati l’editore si sarebbe costruito un ingente patrimonio immobiliare attraverso la Gedia, amministrata dalla moglie Melania.