Il 14 dicembre ci sarà la commemorazione in ricordo di Giuseppe Pinelli, l’anarchico milanese ingiustamente accusato della strage di Piazza Fontana (Milano – 12 dicembre 1969) e morto perché caduto da una finestra della Questura di Milano il 15 dicembre, 3 giorni dopo l’esplosione della bomba alla Banca nazionale dell’Agricoltura. Un’inchiesta di qualche anno dopo parlerà di “malore attivo” per giustificare la defenestrazione dell’anarchico di appena 41 anni, avvenuta durante il suo interrogatorio. Oggi una delle figlie di Pinelli, Claudia, riconosce che purtroppo il caso di suo padre, avvenuto più di quarant’anni fa, fu il primo di una lunga serie. “La mia famiglia – dice Claudia Pinelli – si sente vicina ai famigliari di Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi, Giuseppe Uva, Carlo Giuliani per arrivare ai genitori di Federico Perna, persone morte per lo meno in circostante sospette, per le quali un giusto processo era il minimo che gli si potesse concedere. Invece, dietro l’angolo c’è sempre il rischio dell’archiviazione. Ma non ci può essere impunità – termina Pinellli – per chi commette certi reati e veste una divisa”  di Fabio Abati