Montepremi più ricchi, anno dopo anno. La corsa all’oro dei grandi tornei internazionali di tennis sembra inarrestabile: i prossimi Australian Open supereranno i 30 milioni di dollari, gli Us Open potrebbero arrivare a quota 50 entro il 2017. Adesso qualcosa si muove anche ai piani più bassi: l’Association of tennis professional world tour (meglio nota come Atp) ha deciso dal prossimo anno di aumentare i montepremi per tutti i tornei Challenger, la seconda categoria del tennis professionistico (sotto i tornei World Tour 1000, 500 e 250). Il minimo richiesto dal 2014 sarà di 50mila euro per le rassegne di nuova assegnazione, mentre per quelle già esistenti si passa da 30 a 35mila euro. Spiccioli, in confronto ai grandi Slam.

Eppure non roba da poco per chi passa la carriera su campi di secondo piano, lontano da riflettori, sponsor, milioni. “Il provvedimento rientra nel tentativo di democratizzazione dei ricavi del tennis”, spiega al fattoquotidiano.it Giorgio Di Palermo, rappresentante dei giocatori all’interno del board del circuito mondiale. Già l’anno scorso, infatti, l’Atp aveva varato una riforma per una suddivisione più equa e stratificata dei montepremi dei grandi Slam: non solo a vincitori e finalisti, ma anche a chi si ferma ai primi turni. Adesso si pensa a quei giocatori che nei grandi tornei non arrivano neppure, se non saltuariamente. “L’obiettivo è far sì che ci sia un numero sempre maggiore di tennisti che riescono a vivere di tennis”, prosegue Di Palermo.

“E che gli altri che conducono una vita da professionisti, pur non rientrando nei primi 100-150 del ranking, almeno non debbano rimetterci di tasca propria”. La vita dei tennisti che non fanno parte dell’elite mondiale, infatti, è molto diversa da quella dei campioni. Guadagni incerti e ridotti all’osso. Mentre le spese galoppano: fra trasferte in giro per il mondo, allenamenti e materiali, una stagione di un tennista di seconda fascia che vuole provare a fare il salto di qualità costa non meno di 50-70mila euro. Cifre che possono diventare proibitive.

Dal 2014 i risultati nei tornei challenger varranno di più dal punto di vista economico. E per tutti i giocatori che completano il ranking Atp, arrivando fino alla posizione 2182, è una buona notizia. La novità introdotta dall’Atp, però, non ha convinto tutti. A non essere soddisfatti sono proprio i tornei Challenger. Travolti negli ultimi anni dalla crisi, come tutte le piccole realtà del Paese. L’Atp, insieme all’innalzamento del minimo, ha comunicato ai vari circoli che per l’anno 2014 coprirà la differenza rispetto al montepremi precedente. Nessun accenno, però, a cosa succederà negli anni a venire. “Per noi questa non è una buona notizia”, commenta al fattoquotidiano.it Claudio Regini, vicepresidente del Circolo Tennis Francesco Guzzini di Recanati, che organizza uno dei 15 challenger presenti su territorio italiano. “E’ giusto dare qualcosa di più agli atleti, ma questo non può avvenire sulla pelle dei piccoli tornei. Con la recessione trovare sponsor è sempre più difficile, e 5mila euro l’anno non sono pochi. Di questo passo rischiamo di scomparire”. Cosa che è già successa nel recente passato: negli ultimi tre anni almeno 8 tornei hanno alzato bandiera bianca, da Torino a Barletta, da Manerbio a Courmayeur. Dall’Atp trapela l’intenzione di non abbandonare i circoli al loro destino: “Non è stato ancora comunicato ma qualcosa verrà fatto anche negli anni successivi”. Ma l’incertezza spaventa le organizzazioni. E’ l’altro volto del tennis professionistico. Dove i campi di Wimbledon o la carriera di Federer sono miraggi da inseguire. E anche 5mila euro possono fare la differenza, nel bene o nel male.