Inaugura giovedì 12 Dicembre 2013 alle 18 “Punk to the people”, mostra fotografica dedicata ai Nirvana visibile fino al 31 Gennaio 2014 presso la galleria ONO Arte Contemporanea di Bologna in Via Santa Margherita 10.

I Nirvana possono essere definiti l’ultima grande leggenda del Rock, figli della scena underground di Seattle, rappresentata dall’etichetta Sub Pop, ma strappati ancora in fasce – appena un album, Bleach – dalla grinfie della macchina Pop, per l’occasione impersonata dalla major David Geffen. Diventeranno un fenomeno planetario e passeranno alla leggenda con il suicidio di Kurt Cobain, il compianto artista capace di riversare in due accordi e un solo urlo un intero universo di rabbia, melanconia e contraddizioni. Sentimenti che rispecchiavano (anche se Cobain ha sempre rifiutato il ruolo di “portavoce generazionale”) la situazione sociale in cui erano immersi i suoi coetanei. Erano gli anni in cui i sintomi delle grandi incoerenze della globalizzazione cominciavano a manifestarsi, sopratutto in America. Questo era maggiormente visibile in città come Seattle (qui avevano sede, tra le altre, multinazionali come Starbucks e Microsoft) dove conviveva grande ricchezza e grande povertà a cui andava ad aggiungersi la piaga dell’eroina e quella dell’AIDS (problematiche a cui la scena, poi definita grunge, pagherà un pesante tributo), effetti innescati dalla crisi economica degli anni Ottanta. I giovani reagiranno a suon di Grunge, apatia e nichilismo. Il Grunge si dissolverà con il finire degli anni ’90 lasciando spazio al movimento No-Global che nascerà sempre nella capitale dello stato di Washington e verrà inizialmente conosciuto come “Popolo di Seattle“.

Nelle fotografie presenti all galleria ONO è impressa l’essenza di quella scena. Delle 60 opere, circa 50 sono di Charles Peterson, uno dei più conosciuti fotografi musicali americani. Peterson ha seguito i Nirvana fin dai suoi primi esordi (quando non c’era ancora Dave Grohl); di questo periodo si può ammirare una splendida immagine di un giovane Cobain sfasciato sulla batteria guardato a vista da un divertito Krist Novoselic al Raji’s di Seatlle. Dei giorni di Nevermind sono invece gli scatti del Commodore Ballroom di Vancouver, qui l’iconografia è già matura: jeans sbrindellati, camicioni a quadri, capelli lunghi, generale noncuranza. Ma negli scatti di Peterson anche il pubblico è chiave di volta: stage diving da altezze inenarrabili, visi e pose rappresentativi di un’intera epoca. Più patinati gli scatti di Kirk Weddle, ma comunque interessanti: è possibile ammirare gli shoots, compreso il back stage per la cover e l’art-work di Nevermind – l’album che consegnerà i Nirvana alla storia. Gli scatti di Kevin Mazur sono quelli che più ammiccano al gossip, un lato molto importante per la costruzione dell’icona Pop del mito Nirvana ma altrettanto per la distruzione del vissuto dei singoli componenti – in particolare quello di Kurt. Esplicative le foto di famiglia, dove Frances Bean in braccio a Courtney Love e Cobain con tanto di biberon in mano si stanno recando pallidi e arruffati agli MTV Awards, di carattere più intimo gli scatti fatti a Kurt e Fraces Bean nei back stage dopo un’esibizione.

La mostra riveste poi grande importanza per i tre documenti del leggendario concerto al Cryptonite di Baricella. Era un nebbioso 20 novembre del 1991 quando i Nirvana, all’apice della forma, vennero a suonare alle porte di Bologna. “Si sentiva molto bene, il volume era molto sostenuto, era stipatissimo, le persone arrivavano fino alle uscite” ricorda l’Assessore alla Cultura del Comune di Bologna, Alberto Ronchi. Di quel live si trovano esposte, anche grazie a Radio Città del Capo allora promotrice dell’evento e oggi collaboratrice nella ricerca dei materiali: una foto di Cobain in mezzo alla folla, la scaletta e la locandina del concerto – entrambe autografate da Krist e Kurdt (così era solito firmarsi). Fu la consacrazione: metà dei brani suonati furono di Nevermind (uscito da nemmeno due mesi); per molto tempo non si parlò d’altro. Non era però la prima volta dei Nirvana in Italia: due anni prima avevano calcato il palco del Bloom di Mezzago come gruppo spalla dei TAD. Dave Grohl in quel periodo suonava ancora con gli Scream e, cosa poco nota, aveva vissuto qualche mese a Bologna con la sua fidanzata d’allora. Bologna e Baricella non sono quindi state marginali per l’ultima grande leggenda del Rock, i Nirvana.

Le fotografie sono acquistabili, per maggiori info: www.onoarte.com