“Lo sviluppo di Internet e la crescita dell’esigenza della trasparenza amministrativa rappresentano, nelle società occidentali, due fenomeni concomitanti”, afferma Aghate Lepage.

Nuove declinazioni della cittadinanza, come quella digitale, si fanno strada e s’impongono.

Lo stesso Codice dell’Amministrazione digitale, il cosiddetto Cad (D.Lgs 82/2005), fa esplicito riferimento ad una sorta di statuto del cittadino digitale che si basa sul diritto di pretendere dagli uffici pubblici di relazionarsi in maniera digitale, cui corrisponde l’obbligo della Pa di dotarsi degli strumenti idonei per affrontare e rispondere alle necessità dei cittadini.

L’Internet governance non è una discussione da addetti ai lavori, quasi di nicchia, poiché rappresenta la nuova frontiera dei diritti e delle libertà fondamentali, l’essenza di un nuovo costituzionalismo in via di strutturazione, la leva per la modernizzazione del Paese.

L’Internet governance è il grimaldello per sconfiggere resistenze culturali e corporative, rinnovando i pubblici poteri. E’ la strada maestra per eliminare sprechi, inefficienze, clientele e corruttele, tagliando le tasse e liberando risorse.

Richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica su temi come la rilevanza giuridica dell’attività in forma elettronica, su quelli connessi all’Agenda Digitale, sui software e le banche dati, sulle forme di accesso, di conservazione e di utilizzo dei dati personali, sull’open government, sulle forme di leaking e di whistleblowing nel settore pubblico (i fenomeni alla base delle rivelazioni di Julian Assange e Edward Snowden), è quanto mai necessario.

In una tale prospettiva, è di grande rilevanza il convegno nazionale sul “Diritto Amministrativo elettronico” che si terrà a Roma presso la sala Conferenze del Tar Lazio. Organizzato dagli avvocati Carmelo Giurdanella e Elio Guarnaccia, autori di importanti pubblicazioni, ai lavori prenderanno parte i maggiori esperti che, a livello istituzionale, accademico e professionale,  si occupano dell’evoluzione digitale della nostra Pubblica Amministrazione e sulle sue prospettive di modernizzazione.

Un incontro che si colloca un progetto più ampio, portato avanti da dieci anni dal Centro Studi di diritto Amministrativo e dal Dae, con l’obiettivo di contribuire alla rinascita della Pubblica Amministrazione italiana.

Attraversata fin in dagli anni 90 da innovazioni in fatto di trasparenza, di accesso, di appalti, di tutela dei dati personali, nonché da riforme che hanno riguardato gli enti locali, il servizio sanitario nazionale e il lavoro pubblico, per la Pa è giunta l’ora di cambiare, di passare dalle parole ai fatti.

Si tratta di una sfida culturale e organizzativa fondamentale che non può più essere trascurata e rinviata, specie alla luce delle esigenze di spending review.

“Attraverso la fatturazione elettronica (obbligatoria dal 2008, ma non ancora operativa )  – scrive Ernesto Belisario in un articolo apparso su Chefuturo – la Pa potrebbe risparmiare circa 1,6 miliardi l’anno, oltre a ricavare ulteriori economie stimate tra i 4,4 e i 6,7 miliardi per interessi di mora che gli uffici pubblici pagano a causa dell’inefficienza ed inadeguatezza delle attuali procedure (dati Osservatorio Fatturazione elettronica e dematerializzazione del Politecnico di Milano). […] “Una compiuta dematerializzazione consentirebbe di ottenere risparmi pari a 43 miliardi di euro l’anno”.

“Temi attualissimi, troppo sottovalutati e a volte pure ostacolati”, afferma Elio Guarnaccia sulla rivista LeggiOggi.

Basti pensare che per la prima volta, l’Italia quest’anno non ha preso parte all’“Internet Governance Forum” svoltosi a Bali nello scorso ottobre, durante il quale ben 111 Paesi hanno discusso dei diritti dei cittadini nella Rete.

Anche nelle rilevazioni annuali realizzate dalla Commissione Europea sugli obiettivi dell’Agenda Digitale, l’Italia evidenza un netto ritardo rispetto alla media europea, mentre si è ancora in attesa ancora di buona parte delle norme attuative del “Decreto Crescita 2.0”.

L’Italia ha sempre più di bisogno di un’idea di futuro che, con il digitale, ha la concreta opportunità di cambiare i modelli di partecipazione “qui e ora”.