Un migliaio di turisti arrivati dal Piemonte, dalla Lombardia e persino dalla Francia per seguire la luminosa scia della stella cometa poco prima del Natale, come una folta schiera di pastorelli del presepe. Non ne conosciamo le intenzioni spirituali, ma quelle gastronomiche sicuramente sì. Vanno dritti verso Venaus, borgo montanaro a una sessantina di chilometri da Torino. Qui ci si prepara al Natale con una passeggiata intensamente culinaria. Cinque anni fa, in questo piccolo paese della val Cenischia, posto sull’antica Strada reale che conduce al Moncenisio, hanno inventato una curiosa manifestazione dal titolo “Presepi da gustare“, quanto mai suggestivo, ma anche piuttosto ambiguo: nessuno ovviamente potrà comprendere nella propria grande abbuffata il bue e l’asinello o le pecorelle. I personaggi vanno solo guardati, ammirati e contemplati, mentre a riempire lo stomaco ci pensano le associazioni e i commercianti, che ad ogni tappa offrono ai viandanti un diverso piatto della cucina tradizionale.

I presepi sono quelli realizzati esclusivamente dagli abitanti, esperti artigiani per Dna e tradizione. Come accade sempre in montagna, non si butta via nulla e si riciclano rifiuti e materiali per scolpire, assemblare, comporre statue e statuette da esporre durante le festività. Nei luoghi più caratteristici, al posto delle lucine colorate (“Sono troppo banali e commerciali” dicono in paese), ci sono manichini di legno o cartapesta con i vestiti tradizionali, che rappresentano i personaggi noti in paese: dal fabbro al contadino, dal migrante al sindaco, con tanto di autorevole fascia tricolore. Anche le ricette sono quelle della zona, terra di confine con una cucina povera costituita da piatti robusti e sostanziosi.

“Non vogliamo progetti speculativi e questa manifestazione – dice il sindaco di Venaus, Nilo Durbiano – si basa su principi civici condivisi, alternativi al modello metropolitano.” Nessuna concorrenza con le grandi città, dunque, ma valorizzazione delle caratteristiche intrinseche della zona, dalla cucina all’artigianato: “Il territorio non deve scimmiottare le metropoli, ma deve raccontare le proprie peculiarità, prima che scompaiano del tutto.”

Sabato 14 dicembre, i visitatori/degustatori – divisi in quattro gruppi per evitare stressanti code, contrarie al giustamente orgoglioso spirito lento di montagna – saranno accompagnati in pullman nella frazione più alta del territorio comunale. Da quel punto, armati di tasca a tracolla con posate e calice, inizieranno il percorso a piedi che li condurrà, borgata dopo borgata, a scoprire i presepi e i piatti caratteristici della tradizione piemontese e valsusina, preparati dai commercianti e dalle associazioni. Si parte con l’aperitivo e gli antipasti (galantina, salame di patate e gli immancabili tomini in salsa verde e rossa con panfocaccia) e, come primo, gli agnolotti al brasato e al Barolo. Il piatto forte della serata è il celebre fricandò alla venausina, una sorta di spezzatino di vitello con erbe e spezie della zona, dal gusto estremamente vivace, sconsigliato per i palati troppo delicati. La cena si conclude dopo la tappa dei formaggi misti della val Cenischia al rione Casermette e l’arrivo, dopo un’allegra passeggiata di due chilometri, sarà celebrato con la focaccia dolce venausina. E per evitare che la scorpacciata al freddo possa funestare le vostre feste rendendole meno serene, alla fine sarà servito del bollente vin brulé. Digerirete subito tutto. Compreso il cenone di Capodanno che dovete ancora preparare.

di Danilo Poggio

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