In merito allo scontro aperto, non da oggi,  tra il M5S e la casta giornalistica e/o viceversa, che la rubrica Giornalista del giorno sul blog di Beppe Grillo ha solo formalizzato,  le parole più adeguate le aveva già dette Dario Fo “Nessun linciaggio di giornalisti, ma la smettano di sputtanare a vuoto. I primi che devono cambiare registro sono proprio alcuni di loro”.

Tra questi “alcuni”, che poi sono parecchi, forti sempre e comunque della mobilitazione a prescindere della categoria, una delle più alacri che ha di fatto riconvertito la sua gloriosa rubrica Fronte del video in una permanente postazione “antigrillina” è Maria Novella Oppo.

Andando a caso su Google c’è l’imbarazzo della scelta nel genere denigratorio e decisamente poco politicamente corretto: “… i grillini ogni giorno una pagliacciata… per fare casino in aula e fuori i soldi pubblici che si sono tenuti sono comunque troppi, anzi dovrebbero essere loro a pagare noi spettatori contribuenti per il disturbo: per non parlare della pubblicità gratuita che si fanno a spese delle reti Tv…”. Tra l’altro mi sembra anche una concezione abbastanza preoccupante del ruolo dell’opposizione, al di là della sua qualità, dell’informazione televisiva e del servizio pubblico che finanziamo noi con il canone.

L’indignazione unidirezionale contro l’eccesso di legittima difesa di Beppe Grillo dagli insulti gratuiti e dalla delegittimazione permanente che hanno sostituito l’iniziale, fallimentare consegna del silenzio ha accomunato massime cariche dello Stato e vertici dell’ordine dei giornalisti, con paragoni storici improbabili, dalle liste di proscrizione fasciste all’editto bulgaro. Ma non sono mancate nemmeno richieste perentorie di intervento da parte della magistratura. Enzo Jacopino presidente dell’Ordine dei Giornalisti ha persino intimato ai magistrati, già “recidivi” di “non voltarsi dall’altra parte come hanno fatto in troppe occasioni davanti ad attacchi frontali”.   

A rinfocolare e ad arroventare la polemica con titolo in prima pagina e mezza paginata all’interno ci ha pensato Francesco Merlo su Repubblica di martedì 10 novembre con una lunga e aggressiva lamentazione contro Marco Travaglio“in simbiosi con i picciotti dell’odio“, che domenica era intervenuto con un editoriale onesto ed equilibrato su Il Fatto quotidiano,casa nobile di cotanta indecenza”.

Con un pezzo che fa torto alla sua consueta e brillante vérve, Francesco Merlo dopo un chilometrico sfogo contro gli insulti dei denigratori del web che gli hanno ricordato “un teppista mafiosetto” del passato, si domanda da dove provenga quella pioggia di “insulti viscerali” per aver difeso la collega Maria Novella Oppo, assurta a martire del “grillismo”.  E la risposta è immediata quanto scontata: “Tutto quel diluvio di scaracchi era figlio di una sola nuvola” e cioè l’editoriale di Marco Travaglio che “possiede la tecnica di innesco”.

Una simile definizione rende perfettamente da sola lo scadimento di una legittima vis polemica in una sequela di accuse tanto ridicole quanto gratuite contro l’onestà intellettuale e le argomentazione fondate sui fatti che sono i riferimenti dell’editoriale di Travaglio reo, secondo “la grande firma”  di Repubblica di aver “indicato alla truppa dei grillini l’obiettivo da colpire e di aver fornito loro anche il lessico”.

Il lungo e articolato passaggio in cui Marco Travaglio critica Grillo sull’opportunità di individuare e attaccare quotidianamente i giornalisti che lo denigrano viene tacciata di “falsità”; la legittima critica alla stampa che incensa i “governativi” Alfano e Formigoni diventa per chi ha la coda di paglia un’accusa sanguinosa contro Repubblica; il solo definire “smodate” le reazioni all’attacco del blog di Grillo alla Oppo e “solidarietà pelose di indignati speciali” quelle che si sono levate solo in questa circostanza diventa indice di pericolosità e di ricerca dell’audience con qualsiasi mezzo.

Naturalmente dello sfogo rancoroso e vittimistico di un giornalista blasonato della carta stampata che ritiene, di “essere il giornalismo almeno per un giorno” e si trova oggetto di centinaia di commenti offensivi come capita quasi abitualmente, fatte le debite proporzioni,  a chi tenga un oscuro blog, potremmo tranquillamente disinteressarci.

Però, mentre le piazze sono presidiate da gente qualunque esasperata dalla classe dirigente del paese, in primis dai politici ma anche dall’informazione al seguito, accusare di “appiccare il fuoco” e “spargere lerciume” un giornalista non embedded quale è Marco Travaglio e affermare che Grillo e Casaleggio non sono Alba Dorata, ma “in un certo senso sono peggio” perché “non sono stati ancora circoscritti e bene identificati”, oltre che offensivo ed ingiusto mi sembra molto pericoloso.