A leggere questi giorni la vicenda della bambina, figlia di un’italiana in Inghilterra fatta partorire in stato di sedazione, disposta poi per l’adozione, fa venire in mente una realtà simile a quella prefigurata nel capolavoro della letteratura avveniristica: Il mondo nuovo dello scrittore inglese Aldous Huxley, dove si narra il mito dell’organizzazione a spese di una società disumanata; una società pianificata, nemica di ogni “sovvertimento dell’Ordine e della Stabilità”, votata all’assoluta Perfezione.

La storia è ormai nota: Alessandra Pacchieri, italiana di Chiusi, mamma single di già due bambini e incinta del terzo, a luglio 2012 è in Inghilterra: sta seguendo un corso da hostess alla Ryanair. Per non danneggiare la bambina che porta in grembo, decide di non assumere i farmaci prescritti per il disordine bipolare di cui soffre, e questo le provoca un attacco di panico. Si spaventa, chiama lei stessa la polizia affinché l’accompagni in ospedale, ma, dopo lunga odissea, si ritroverà in una struttura psichiatrica dove il 24 agosto 2012 viene sedata e sottoposta a taglio cesareo forzato, fatta partorire. Infine, i servizi sociali londinesi le sottraggono la bambina disponendone l’adozione. In quanto agli altri due figli che Alessandra ha avuto da due padri diversi, il giudice dispone l’affidamento alla madre di Alessandra.

Considerando che in materia di diritti civili l’Inghilterra è molto più avanti di altri Paesi europei, stupisce il modus operandi della Court of Protection, – il tribunale che prende decisioni su questioni in cui una persona viene considerata incapace di intendere e di volere – riguardo alla delibera di sedare la donna e far nascere la figlia con parto cesareo, che aveva ordinato: “Lei non deve essere a conoscenza di questo ordine fino a quando viene portata in ospedale”. E il giudice aggiunge che, se la madre avesse fatto resistenza, i servizi sociali e la polizia erano autorizzati a “un uso ragionevole e appropriato della forza” per costringerla. Insomma, un modus non proprio in linea con un apparato dei servizi sociali di un Paese altamente democratico, civile e innovativo in fatto di giurisprudenza familiare, che quest’anno ha legalizzato anche le nozze omosessuali.

In tema di famiglia, sui diritti civili in Italia siamo ancora molto indietro rispetto all’Europa e agli Stati Uniti: parlo della famiglie di fatto, di quelle costituite da un solo genitore, molto spesso mamme single, e da quelle costituite da due persone omosessuali. Perché è vero che c’è una crisi della famiglia, ma è una crisi del modello tradizionale di famiglia. Tale trasformazione ha comportato un boom dei figli nati da coppie di fatto e da mamme single che scelgono di avere un figlio fuori dalla coppia. Secondo i dati Istat del 2011, in Italia un neonato su quattro ha genitori non sposati, e in altri paesi europei quasi tutti i primi figli nascono da una convivenza more uxorio.

In quanto alla famiglia di Alessandra Pacchieri, non stupisce il forte ritardo, se non disinteresse da parte del Governo italiano che solo ora si è deciso ad intervenire disponendo un’azione legale per bloccare l’adozione della bambina in Inghilterra. In Italia, quella di Alessandra, non è considerata “famiglia” perché costituitasi fuori dal matrimonio.   

E allora, come non essere d’accordo con Huxley quando dice che “la maggior parte degli esseri umani è normale solo in rapporto ad una società fortemente anormale: ed è proprio il nostro perfetto adattamento a questa società anormale ad essere la misura della nostra infermità mentale.”