Diversamente romano. Nella Capitale dei Palazzi, ovviamente. Così Matteo Renzi decide di andare a piedi a Palazzo Chigi. Dalla sede del Pd. Quasi alle cinque del pomeriggio ad aspettarlo c’è Enrico Letta, ansioso di scappare in Sudafrica per onorare Mandela. Il premier non si può sottrarre al primo faccia faccia con il nuovo segretario, ma in cuor suo lo farebbe, se non altro per guadagnare tempo. Ma Napolitano, supremo guardiano del Sistema, gli ha chiesto di avviare subito una trattativa con il Papa Straniero arrivato da Firenze. E Letta esegue, sorridente. Come testimonia la foto postata su Twitter dai collaboratori lettiani. Letta senza giacca, Renzi di fronte, nel suo completo blu.

Nel loro primo incontro c’è molta fuffa. Poco più di un colloquio interlocutorio. Due giocatori che si studiano, si annusano, coprendo le loro carte. Soprattutto il sindaco-segretario . Dopo il vertice si verifica un insolito black-out informativo dei suoi fedelissimi. Allo stesso tempo gli spin lettiani si affannano a dare un versione natalizia del faccia a faccia, che corrisponde alla nota congiunta dei due: “Incontro positivo e fruttuoso. Lavoreremo bene insieme”. E primo ostacolo superato, seppur scontato: la fiducia di domani, provocata dall’uscita dei berlusconiani di Forza Italia dalle larghe intese. Manca però la fatidica data del 2015. Per un patto così impegnativo la promessa è di rivedersi a gennaio. In ogni caso Letta e Renzi parlano e si rassicurano a vicenda sul bipolarismo, sulle riforme istituzionali (via il Senato e le province per il sindaco). Poi tanta economia: riduzione delle tasse, disoccupazione, tagli alla politica e spending review. Ma ognuno ha il suo retropensiero. Renzi, senza la sentenza ammazza Porcellum della Consulta, avrebbe la pistola fumante sul tavolo: forzare sulla riforma elettorale oppure al voto coi nominati. Al contrario, il vuoto proporzionale prodotto dalla Corte costituzionale è diventata l’arma di Letta per intrappolare in una gabbia Renzi.

Inutile girarci attorno. Il premier vuole chiudere al più presto la finestra elettorale della primavera e per farlo ha bisogno di portare a spasso il sindaco sul riformismo di governo. E su questo deputati e senatori anti-renziani sono pronti a dare battaglia. Uno di loro, a microfoni spenti, ha già fatto i calcoli: “L’11 votiamo la fiducia e il 21 andiamo in ferie. Si ritorna il 7 e a quel punto per fare una legge elettorale ci vorrà almeno un mese, troppo tardi quindi”. I governativi fanno anche un’altra scommessa: “Se Renzi fa sponda con Berlusconi sulla legge elettorale come lo spiega al popolo delle primarie? A fare accordi con il Cavaliere D’Alema ci ha rimesso una carriera, lì si gioca con il fuoco”. Ecco il sentiero strettissimo che sta davanti al sindaco. Tutto si gioca sulla legge elettorale e Letta conta di vincere la battaglia per arrivare al 2015. In teoria, Renzi, per accontentarlo chiede un impegno forte sul maggioritario e sui tagli chiesti. Altrimenti è pronto a volgere lo sguardo altrove. Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera, ha rinnovato ieri l’offerta: “Con Berlusconi, Grillo e Renzi la legge si fa subito”. Senza dimenticare che il sindaco e il Condannato si sono anche sentiti per telefono e la Santanchè ha mandato un messaggio pubblico: “Il nuovo segretario chieda a Letta di rinviare la fiducia”.

Il tentativo forse di stabilire un contatto per una strategia convergente. Il vero volto del renzismo, dopo il miele pomeridiano dell’incontro con il premier, l’ha mostrato Matteo Richetti a Ballarò: “Se c’è una maggioranza per cambiare la legge elettorale bene, altrimenti ne troviamo un’altra”. In quest’ultimo caso l’opzione del Mattarellum dovrebbe essere l’unica in campo.

La realtà è che ieri è cominciata un’intensa guerra tra Renzi e il Sistema del Pd che ancora resiste. Non tutte le speranze di votare nel 2014 sono perse. Dipende da come il sindaco imposterà già da stasera la sua partita, nella riunione con i gruppi parlamentari. La fiducia andrà bene per Letta ma dopo il governo comincerà una navigazione a vista. In attesa poi dell’incontro tra Renzi e Napolitano.

da Il Fatto Quotidiano del 10 dicembre 2013