Perché un tempo siamo state amiche, mi hai invitato al tuo primo matrimonione a Londra e ai tuoi compleanni. Non mi hai invece invitato al tuo secondo matrimonio a Saint Tropez, tre anni fa, per motivi che conosci solo te ma che rispetto. Abbiamo ancora tanti amici in comune dei quali mi faccio in piccola parte portatrice del loro punto di vista.

Siamo tutti grandi fan di tuo padre, chi lo conosce personalmente, chi soltanto dai giornali. Che coincidenza, proprio una vostra amica di famiglia mi ha regalato qualche giorno fa il cortometraggio autocelebrativo “Il mago di Esselunga” che porta la firma del regista premio Oscar Giuseppe Tornatore. Ero un po’ perplessa prima di vederlo, invece ha raccontato la “favola” dell’azienda attraverso gli occhi pieni di meraviglia di un bambino, dandogli quel tocco da Alice nel Paese delle Meraviglie.

Alla fine c’è lui Bernardo Caprotti, in camice bianco, un viso scolpito dalle rughe, quelle di un uomo che ha lavorato una vita intera, anzi, come dice lui stesso, 63 anni da lavoratore dipendente, al servizio dei consumatori. Lui da piccolo imprenditore del tessile, entrato come socio minoritario nella prima società di supermercati in Italia, dalla fine anni ’50 ha costruito un impero. Un uomo che ha lavorato sodo, che si è concesso pochi fronzoli, una vita low profile, non da personaggio da jet set come invece sei diventata tu. Soltanto per questo tuo padre meriterebbe rispetto e ammirazione, al di là delle incomprensioni che ci possono essere in famiglia, al di là anche di una certa rigidità di una personalità ingombrante e schiacciante come la definisci tu.

Eccezionali le doti imprenditoriali di tuo padre, quelle di tuo fratello Giuseppe aspettiamo ancora che si esprimano. L’altra sorella Marina (nata dal secondo matrimonio), invece l’incrocio spesso, ma sulla dynasty familiare mai una parola, non hai mai risposto ai veleni dei fratelli. Vive a Londra e da, vera lady, ha imparato il distacco e l’aplomb.

Ho visto alla Pinacoteca di Brera il capolavoro di scuola leonardesca che tuo padre ha di recente donato alla Pinacoteca di Brera. Sembra una Mona Lisa con la barba. A tuo padre ben si addicono le parole di Andrè Malraux: “Al mercato della vita si compra con le azioni. La maggior parte della gente guarda e non compra nulla”.

Violetta, non barattare l’amore di un padre con un conto in banca che, tra l’altro, ti ha ben rimpolpato.

Corri ad abbracciare tuo padre, chiedigli scusa. Sei ancora in tempo. La letteratura è piena di ritorni di figliol prodighi. E tu eri la sua figlia prediletta. Sono sicura che ti aspetta ancora a  braccia e cuore aperti. Perché un giorno, quando sarà troppo tardi, tu non te possa pentire. E, credimi mia cara, quel giorno inesorabile arriverà. Perché la sofferenza peggiore è la solitudine che l’accompagna.

Con amicizia (sincera di un tempo)

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