Il successo di Matteo Renzi ha nei numeri la sua forza dirompente. Ha vinto con il 68% dei voti contro il 18% di Cuperlo (D’Alema) e il 14% di Civati. Un risultato enorme sotto tanti punti di vista. Quasi tre milioni i votanti, non i 10 mila della Lega. Il vecchio apparato dalemiano sembra essere stato completamente messo da parte. Aggiungerei, con giusta ragione. Tutto molto bello ed entusiasmante.

Ma ora per Renzi arriva il momento più difficile. Il suo ruolo di battitore libero e lontano dagli ingranaggi di partito, che gli ha permesso in questi anni di avere un gran consenso, ora non può più esistere.

Adesso su Matteo graverà tutta la responsabilità politica delle contraddizioni del Pd. Dovrà riuscire veramente a mettere in pratica tutte le cose che ha sempre detto dal di fuori. Ora sarà lui a metterci la faccia su tutto e sul Governo delle larghe intese. E siccome a pensare male qualche volta ci si azzecca, si potrebbe anche ipotizzare una cosa: se i vecchi volponi dalemiani e del vecchio apparato avessero voluto far vincere facilmente Renzi per imbrigliarlo alla segreteria del partito?

A pensarci bene non ci sarebbe da meravigliarsi. Di certo se il nuovo segretario non avrà la forza di far fare al Governo alcune cose importanti avrà la strada molto in salita per il ruolo di nuovo premier. La strategia di Letta e D’Alema potrebbe essere proprio questa: far logorare l’immagine di Renzi nel tritacarne del ruolo di segretario di partito. E da qui alle prossime elezioni, che non sembrano all’orizzonte, Renzi potrebbe uscirne con le ossa rotte.

In ogni caso in questo momento spetta solo a Renzi dare una svolta. Sul suo carro sono saliti quasi tutti e soprattutto la vecchia nomenclatura di partito. Nelle sue liste tante persone che solo un anno fa dicevano che se Renzi fosse diventato segretario del Pd loro sarebbero andati via. Insomma una bella scommessa.

Tanti sono gli appuntamenti importanti che aspettano il nuovo segretario. Tra questi, oltre il Governo e le Europee, ci saranno le Regionali in Sardegna. In questo caso a Renzi spetterà subito una importante decisione: la candidata alla Presidenza della Regione Sardegna, Francesca Barracciu, è indagata per peculato per l’utilizzo dei fondi dei gruppi regionali che vede coinvolti molto esponenti del Pd regionale.

Ecco quindi che dal nuovo segretario ci si aspetta un segnale di vero cambiamento. Non chiedere un passo indietro alla Barracciu equivale a continuare a far finta di nulla e soprattutto perdere le elezioni regionali in Sardegna. Questo è solo un piccolo esempio concreto sul quale Matteo Renzi dovrà metterci la faccia. Non potrà più parlare da lontano. Ora è lui il nuovo segretario.

Ci sono molte aspettative e il compito non sarà per nulla facile. I dalemiani e il vecchio apparato sono già li a sfregarsi le mani per il nuovo ruolo del Sindaco di Firenze. Di certo non faranno nulla per aiutarlo e per facilitare il suo compito. E potete scommetterci non aspettavano altro che Renzi cadesse nel loro tranello.

Non ci resta che aspettare e vedere cosà accadrà. Il tempo delle belle parole ora è finito. Il nuovo segretario del Pd, caro Matteo, ora sei tu. Adesso i fatti.