La liturgia è serrata, permette pochi errori. Una toccatina nel modo sbagliato, un eccesso di enfasi nel tempo non stabilito, uno slancio troppo slancio, un tono di voce, un vocabolario non consono, e non fai parte del gruppo. Al “Flirt” anche la libertà vestita da libertinaggio richiede le sue restrizioni. A quaranta chilometri da Roma, sopra il lago di Bracciano, la lunga, oramai antica storia dello scambismo prende l’ennesima strada, si evolve, in parte cerca di uscire dal cono di ombra e mistero, ambisce a diventare filosofia di vita. Il suo guru, appellato “presidente” dai frequentatori, è Genni, quarantasei primavere ben portate, ex imprenditore immobiliare, con la passione del privè da venti e passa anni: “Ho girato il mondo anche solo per scoprire nuovi locali. Volevo vedere, capire e conoscere”. Fino a quando ha deciso di aprire il suo, “circa quattro anni fa”. Ed eccolo qui, tra tappeti, poltrone, cuscini su cuscini. Un letto da una parte, un fungo calorifero dall’altra, fazzoletti ovunque. Come le mentine, tante, tantissime e raccolte dentro a dei vasi di design, meglio evitare spiacevoli inconvenienti proprio quando la conversazione deve dare il via alla parte più attesa della serata.

Passo indietro, torniamo all’inizio della liturgia: la location . Nascosta tra i colli, è impossibile arrivarci in maniera diretta, è normale perdersi nel bosco, tra una buca, fogliame autunnale, assenza di asfalto. Buio. Silenzio. Si ha tutto il tempo per pensare: aiuto, dove sono finito, cosa accadrà. Poi all’improvviso un cancello, nessuna insegna, un vialetto laterale, il citofono, manca la parola d’ordine, ma ci siamo vicini. “Perché da noi non può, non deve arrivare chiunque, prima di ottenere le indicazioni, gli ospiti o aspiranti tali, devono passare una selezione molto seria. Chi valuta i partecipanti? Io e Alice”. La lei ha 27 anni, mora, labbra e seno non passano inosservati, da un anno è la compagna di Genni (con la “i” finale e non con la “y”, ci tiene), eletta “miss Flirt” nel 2012, protagonista della villa “dopo averne sentito parlare in una cena con amici”. I due ricevono decine e decine di e-mail ogni giorno e da tutte le parti del mondo, leggono, discutono, valutano: no è un bluff, sì va bene, per carità troppo volgare, troppo anziani, troppo brutti, e via così. Hanno uno standard. Dai diciotto ai cinquanta, di un certo ceto sociale (dal medio verso l’alto), non troppo aggressivi nell’aspetto “in modo da ottenere una base comune per mettere tutti a proprio agio”, spiega Genni. Il risultato è una borghesia, borghesia imprenditoriale, contornata da qualche attore, personaggi conosciuti, altri non conosciuti ai più, ma non meno interessanti. Possono spendere 70 euro per la tessera, altrettanti per entrare, quindi il conto della cena e dei drink. Vige il segreto sui frequentatori: “È la nostra cifra. Ma arrivano da ovunque, questa sera c’è anche una coppia israeliana e un’altra canadese. Solo dopo aver accettato i soci, riveliamo l’indirizzo. E ancora nessuno lo ha svelato”.

Si aprono le porte del tempio. Il parcheggio delle auto spiega già molto, le utilitarie sembrano bandite, qualche caso sporadico. Dalle nove di sera il lento arrivare. Un lui, una lei. Un altro lui, sempre con un’altra lei. Gli uomini in completo scuro, le donne con dei lunghi cappotti neri, sotto sono libere di osare, tra guepiere, perizomi infinitesimali, canottiere a rete con nulla a celare. Chi da casa è uscito ufficialmente per un cinema o una cena qualunque, corre in una stanza a cambiarsi, magari fa una telefonata alla baby sitter, ultime raccomandazioni, è il momento di far parte dell’atmosfera. Un aperitivo? Perché no, aiuta la chiacchiera. Saluti, abbracci, un bacio sulla guancia, sembra una festa di Capodanno, in molti si conoscono, nessun ammiccamento su esperienze intime precedenti, non si chiede di altre coppie, meglio restare sul vago. Arrivano due nuovi, facili da riconoscere, si aggirano vaghi, tra lo sperduto, l’impaurito, l’inadatto e l’incuriosito, la lei ha sbagliato abbigliamento, indossa stivali improbabili, rispetto ai tacchi audaci delle altre donne. La guardano con disattenzione, non fa ancora parte del clima. Tutti a tavola! invita la cuoca. È ora di parlare. Stile matrimonio, fiori al centro, chi non si conosce si presenta, camerieri cingalesi servono, guardano senza guardare, sguardo fisso verso un punto imprecisato della loro mente. Un primo, un secondo. Un brindisi. Tutto a regola, ammiccamenti pochi, al di sotto della comune media, segnali forse, ma sono impercettibili. Eppure molto si gioca nelle due ore (sì, due ore) della cena, quando chi è presente si valuta, si inizia a fantasticare, si aspetta la fine per poi cominciare. Due ragazze inscenano uno spettacolo di danza del ventre, passa il tempo. “Evviva il presidente!”. Cin, cin, è il compleanno di Genni, Alice brinda, ops, è senza mutande sotto un gonnellino bianco trasparente. “Tempo fa – racconta il ‘presidente’ – abbiamo partecipato a una trasmissione su La7, mascherati. A casa ci hanno riconosciuto, il finimondo, specialmente da me, mentre i parenti di Alice sono molto più aperti”. Con il Fatto la mascherina televisiva l’hanno tolta.

È quasi l’una di notte. Ai quaranta della cena si sono aggiunte altre coppie interessate solo al post, alla liturgia breve. Finalmente qualcosa accade, sempre con calma, per carità. Si balla, c’è chi si struscia, accennano passi pseudo-sexy, altri restano sui divani a guardare. Chi comanda sono le donne. Sono loro a dare il via all’approccio, sono loro a decidere come, dove e quando. Sono loro a baciarsi, con gli uomini ai margini, pronti a scendere in campo previo accenno, altrimenti soffrono ai margini, “perché la regola base è: ‘Se la donna è rilassata, l’uomo si diverte’”, specifica Genni. Due coppie si buttano sul divano, si aggrovigliano, altre tre si allontanano verso una sala più riservata, se la riservatezza è possibile e voluta. Alice non partecipa, questa sera no. I camerieri continuano a guardare nel vuoto. Una ragazza bionda, alta, con i tacchi altissima, la più ambita della serata, stile Nicole Kidman in Eyes Wide Shut, convince il suo fidanzato ad andare via: l’influenza ha colpito. La coppia che aveva puntato su di loro si consola con altri nella torretta della villa, scambio incrociato. Fazzoletti pronti.

Sono le tre passate, qualche viso arrossato torna nella sale principale. Altri abbandonano. Alcuni si buttano in piscina per rilassare i muscoli, così dicono. Fuori fa freddo, molto, tira vento. Si chiude la porta della villa, oltre al fruscio delle foglie, dai muri si sente qualcuno che ha ricominciato a giocare. La notte non è ancora finita.

(Foto Lapresse)

Il Fatto Quotidiano del Lunedì, 9 ducembre 2013