Facendo trionfare Renzi, una parte consistente dell’elettorato del Pd -e non solo loro- vuole chiudere i conti con l’esperienza fallimentare di gruppi dirigenti “post-tutto” e conservatori di vecchie rendite di posizione. Renzi dispone ora di una risorsa di popolarità formidabile per “cambiare le cose”. Ma cosa c’è da cambiare?
Se il problema fosse solo quello delle singole “politiche”, sapremmo che ci possiamo aspettare novità (per me più positive che negative) sul piano delle riforme economiche, meno su quelle istituzionali, poco o nulla sulle libertà civili(tema sul quale il Sindaco ostenta la massima genericità eludendo il nodo del diritto all’autodeterminazione individuale). 

Ma il problema è ancora più alla radice, e si potrebbe riassumere con l’antico concetto in base al quale per realizzare una “ri-forma” bisogna prima ottenere che esista una “forma”, cioè che per cambiare leggi e politiche è necessario che le istituzioni stesse le rispettino.

Per Natale, i Radicali promuovono una marcia per l’amnistia legale, contro l’amnistia di fatto delle prescrizioni e per interrompere le condizioni di criminalità dello Stasto italiano. Su questo tema, Renzi si è comportato finora da politicante: alcuni anni fa, ha aderito alla proposta di amnistia, ora ha preso le distanze per meglio alimentare il suo contrasto con il Capo dello Stato. Non ha però fornito indicazione alcuna su come far rientrare lo Stato nella legalità, e su come smaltire 10 milioni di procedimenti giudiziari pendenti.
 
Oltre alle regole della giustizia, ci sono quelle istituzionali e elettorali. L’illegalità dei falsi “rimborsi elettorali” è stata certificata dalla Corte dei conti. L’illegalità della legge elettorale è stata certificata dalla Corte costituzionale. Possiamo aggiungere una riflessione in più. Le cosiddette “primarie” del Pd non erano primarie, ma votazioni aperte per eleggere il Segretario del Pd. Le primarie vere, negli Stati uniti d’America e in qualsiasi sistema elettorale maggioritario uninominale, servono a selezionare il candidato nei singoli collegi elettorali, o alla presidenza.
In Italia è in atto, da quando partiti tradirono i referendum per il maggioritario uninominale, il tentativo costante di ridipingere a stelle e strisce un sistema che rimane nella sostanza immutato: parlamentarista e proporzionalista, appeso agli esiti delle alleanze tra partiti.
La truffa di un sistema americanoide nell’aspetto e partitocratico nella natura deve finire.
 
L’Italia è una Repubblica fondata sull’illegalità istituzionale. Se Renzi vuole riformare lo Stato, deve prima battersi per legalizzarlo. Sarà più difficile che vincere le primarie, perché nessun potente all’italiana avrà l’interesse di salire sul carro.