Con la nascita del Nuovo centrodestra di Angelino Alfano, alla mafia viene a mancare “un asse politico di riferimento“. A dirlo è il procuratore di Caltanissetta, Sergio Lari, ospite del programma “In mezz’ora” di Lucia Annunziata, su Raitre. Il magistrato che ha riaperto l’indagine sulle strage di via D’Amelio, dopo le rivelazioni di Gaspare Spatuzza, analizza l’attuale contesto politico nato dalla scissione del Popolo delle libertà, che, pur essendo ancora incerto e confuso, è contrassegnato da alcune novità a cui Cosa Nostra guarda con grande attenzione. Il riferimento è alla creazione di un nuovo partito che ha spaccato lo schieramento tradizionale di centrodestra, guidato dal ministro dell’Interno e vicepremier alleato con il centrosinistra che “viene in Sicilia per presiedere il comitato per l’ordine e la sicurezza manifestando – continua Lari – la sua vicinanza ai magistrati che promette di tutelare con ogni mezzo, ed esprime una linea in forte contrasto” con la criminalità organizzata. “Questi fatti – conclude il procuratore – hanno un significato ben preciso. La linea del centrodestra non è stata mai così vicina ai pm antimafia”.

Il capo della Procura nissena parla anche delle nuove minacce che Totò Riina ha rivolto ai pm di Palermo, impegnati nel processo sulla trattativa tra Stato e mafia. Quelle frasi pronunciate dal Capo dei capi in carcere a Opera contro il magistrato Nino Di Matteo, per Lari “non sono da prendere sottogamba“. Il timore è che il boss corleonese, “molto lucido malgrado l’età ultraottantenne”, stia mandando segnali per un “colpo di coda”: un tentativo che nasce da una “voglia di vendetta e di rivalsa”.

Ma cosa può emergere dal processo di tanto preoccupante per Riina, sepolto in carcere dal 1993 e condannato al fine pena mai? Per Lari la trattativa, “che certamente c’è stata“, avrebbe dovuto provocare vantaggi per la mafia, come l’attenuazione del 41 bis e la revisione dei processi, “che non ci sono stati” malgrado eventuali garanzie politiche. Ciò avrebbe compromesso la credibilità di Riina che ora, a 83 anni, cercherebbe una vendetta perché “in Cosa nostra il ruolo svolto in libertà non si conclude mai”.

E le dichiarazioni del magistrato innescano subito gli attacchi da Forza Italia contro la puntata. “Chiedo al presidente Fico di invitare Lucia Annunziata in Vigilanza per rivedere insieme la puntata odierna della sua trasmissione e verificarne l’obiettività non in termini generali, ma almeno nei limiti della decenza”, insorge Augusto Minzolini. “Quello che mi ha colpito – continua l’ex direttore del Tg1 – non sono tanto le affermazioni del procuratore Lari, quanto le parole con cui la conduttrice ha chiosato ogni risposta. C’è da restare allibiti”.

Duro Maurizio Gasparri: “Il dottor Lari si abbandona a considerazioni politiche impegnative su partiti, scissioni e antimafia. Intanto le sue parole ci fanno sperare che alcune iniziative a mio avviso infondate contro specchiati esponenti politici cesseranno per la loro evidente onestà e non perché promotori di scissioni. Poi dico a Lari che potrà farsi raccontare dal dottor Giancarlo Caselli come il noto magistrato si rivolse opportunamente al sottoscritto molti anni fa per prorogare il 41 bis quando era a tempo e che i governi di sinistra esitavano a prolungare”.

Anche Gabriella Giammanco interviene: “Il surreale dialogo Lari-Annunziata, a cui abbiamo assistito oggi alla trasmissione In mezz’ora, – continua la deputata di Forza Italia – tutto teso a minimizzare l’impegno dei governi di centrodestra nella lotta alla mafia lascia a dir poco allibiti. Ricordiamo tutti, infatti, le dichiarazioni di Pietro Grasso, quand’era ancora procuratore nazionale antimafia, che riconobbe il valore dell’indiscutibile impegno del Presidente Berlusconi contro la criminalità organizzata”.