Mi viene in mente la bellissima metafora di Marco Travaglio riguardo al Premier Letta che lo raffigura come un pappagallo imbalsamato sulla spalla di Napolitano. È proprio vero che anche a quarant’anni e anche prima, certi “giovani” politici parlino come se avessero un registratore nel cervello collegato ad una rete intellettiva arcaica, vecchia, consumata. Non basta avere la faccia giovane per dire cose giovani. L’età anagrafica non coincide con l’età mentale.

Essere vivace di mente vuol dire avere una grande indipendenza e audacia cerebrale capace di staccarsi dalle idee rigide, stanche e affannose di un sistema di neuroni lenti, abituati ad un tragitto sempre uguale e percorso da altri, senza esplorare nuove logiche, idee, emozioni. Il linguaggio apparentemente fluido e interattivo dei nuovi vecchi si inceppa ogni qual volta deve rispondere ad una domanda originale, creativa.

Ecco, a questo punto inizia un’impostazione di voce registrata che si rifà a schemi dialettici piatti che traspaiono da una postura imbalsamata, senza mobilità dello sguardo e dell’animo che pare calmo, troppo calmo. E non è la calma virtuosa di una mente forte, no! È la monotonia di un’anima fredda che s’infiamma come un fiammifero bagnato. Il suo calore non è spirituale, è soltanto un attrito di parole e frasi standardizzate che fanno la spola tra i polmoni e la bocca. Non c’è cuore. La pur spigliata loquacità tradisce una grande carenza di fantasia, di libertà lessicale e semantica, di autonomia intellettuale e di una gestualità e postura che vada oltre i rigidi confini istituzionali, irrigidendo così la voce interiore che sembra quella di un pappagallo capace solo di ripetere discorsi cristallizzati. Una mentalità è vecchia quando è incapace di divertire, incuriosire, appassionare, e si limita soltanto ad eseguire ordini pure quando ricopre una carica di autonomia politica.

Un Capo deve essere terribilmente sveglio; deve essere un bambino vivace ma responsabile. Deve avere attitudini che si adattino ai più vari contesti e non solo a quelli controllati. Un leader deve interagire con una psicologia solida ma allo stesso tempo plastica, capace di creare e condividere un clima nazionale e internazionale dove si muova con grande eleganza civile. E questo comportamento lo può assumere non chi prende lezioni di bon ton, ma chi ha sul viso quel volto psicologico sorprendentemente istintivo e giovane.

Bisogna avere un carattere di chi vuole lavorare, di chi vuole usare il potere per distribuirlo in termini di dignità. E per farlo, bisogna essere moderni e soprattutto sani. Per sano intendo un individuo che abbia una personalità molto seria e priva di malattie egoistiche proprie di ciarlatani, dittatori e immaturi. La giovinezza è quella di un’idea e non di un capello. E un’idea giovane può uscire da qualunque mente, anche da quella di un vecchietto che ha il terribile vizio di immaginare, creare, scoprire. Qui bisogna rottamare solo i cervelli meccanici che, ahimè, ce l’hanno anche certi quarantenni e trentenni. Non bastano un paio di jeans o le scarpe da ginnastica per rendere giovane qualcuno. La gioventù è un talento innato che entra nelle vene e resta anche in un corpo vecchio.

di Roberto Calò

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