Un anno fa tra la produzione della fiction tv di ‘Gomorra’ (Sky Italia e Cattleya) e i comitati del quartiere napoletano di Scampia fu guerra aperta. I cittadini non accettavano l’idea che, ancora una volta, il loro territorio fosse utilizzato come set per raccontare i lati più oscuri della città, dal traffico di droga, alla violenza cieca della camorra. Ora, finito il tempo delle polemiche – e a riprese già concluse – a Scampia torna la pace. E torna sottoforma di un laboratorio di arti audiovisive intitolato a Gelsomina Verde, vittima innocente della camorra, torturata e uccisa nel corso della faida di Scampia del 2004. A organizzarlo saranno proprio Sky Italia e Cattleya (società di produzione), che con il supporto della casa di produzione ‘Figli del Bronx‘ di Gaetano Di Vaio, nelle prossime settimane realizzeranno con trenta ragazzi napoletani cinque cortometraggi che andranno in onda su Sky. “Rispetto a quando arrivammo qui per girare ‘Gomorra – La serie’ la situazione è cambiata molto – dice Gianluca Arcopinto, fino a pochi mesi fa responsabile delle riprese della fiction – perché è cambiato il rapporto di partenza. In quel momento eravamo quasi visti come quelli che andavano a invadere un territorio per sfruttarlo e spettacolarizzarlo, poi – prosegue – abbiamo in parte corretto il tiro noi, ci siamo conosciuti, e abbiamo capito che potevamo sfruttare questa occasione per costruire qualcosa che andasse al di là”. Un cambiamento che, a detta di Arcopinto, avrebbe anche permesso ai produttori della fiction di lavorare in maniera diversa rispetto al solito: “Quando abbiamo iniziato ‘Gomorra’ ci siamo posti subito il problema delle riprese su un territorio del genere. Sapevamo in che modo, in parte, erano stati gestiti altri lavori. Ma per la prima volta – continua – abbiamo trovato una ‘terza via’ su come si può girare non solo a Scampia, ma in generale in questi territori. Normalmente o si gira facendo patti con la camorra, o andando di prepotenza con la polizia. Noi abbiamo trovato il modo di andare a girare con la collaborazione delle persone”. Inevitabile, dunque, chiedergli del caso della villa di Torre Annunziata di proprietà di un boss della camorra e affittata per girare alcune scene della fiction: “Il contratto con quella casa l’ho firmato io, ma quando l’ho fatto non sapevo assolutamente con chi lo stavo firmando, né avevamo capito la gravità della cosa. Che io sappia – conclude -, sia quando c’è stata la mia gestione dell’organizzazione e anche dopo, non c’è stato nessun tipo di rapporto con la camorra, con il male”  di Andrea Postiglione