Alla vigilia delle primarie del Pd vediamo un po’ cosa dicono i tre candidati nei loro programmi sull’Europa.

Mai come oggi all’Europa e al futuro dell’Ue è riservato tanto spazio nei documenti congressuali di tre segretari-di-partito-wannabe. Indubbiamente tutti e tre presentano un profilo europeista e per certi versi simile nei contenuti. Il più sintetico è Renzi, mentre Cuperlo e Civati sviluppano in modo più approfondito le riforme che auspicano per l’Europa. Tutti e tre scrivono a chiare lettere che il Pd aderirà al Partito Socialista Europeo, mettendo fine in questo modo a un’anomalia che vedeva il principale partito di centro-sinistra italiano fuori dalla grande famiglia socialista europea. A questo riguardo, il quarto candidato fermatosi al primo turno, Gianni Pittella, ha espresso il suo sostegno a Renzi “a patto che iscriva il Pd nel Pse”, confermando via Twitter che “Renzi lo ha detto chiaramente”.

Un altro punto in comune tra i tre è la condanna alle misure di austerità come intese finora e la richiesta di scorporare determinati investimenti dal bilancio. “L’orizzonte ideale e politico degli Stati Uniti d’Europa implica per noi passi concreti”, scrive Gianni Cuperlo. E questo “si deve fare con la costruzione di una vera unione fiscale e una riforma del Patto di Stabilità” e “rafforzando il bilancio dell’Unione alimentandolo con risorse proprie a cominciare dall’imposta sulle transazioni finanziarie ed emettendo Eurobond per la crescita”. Cuperlo dimostra una buona conoscenza dei temi forti a Bruxelles, arrivando a toccare anche il “fondo europeo di stabilizzazione” e la “regolamentazione dei mercati finanziari”. Cuperlo chiede anche che l’Europa cambi “il suo rapporto con i propri vicini, la tragedia di Lampedusa ha segnato uno spartiacque” e chiede “una politica estera europea comune”. Nel suo documento tocca il discorso del “reddito minimo europeo” e appoggia apertamente la candidatura di Martin Schulz alla presidenza della Commissione europea.

Pippo Civati è il più prolisso. Anche lui chiede “una vera unione politica” in senso federale, sottolineando che “le decisioni del Consiglio sono influenzate dagli scenari nazionali e così slegate dal controllo democratico finiscono per riflettere soprattutto i rapporti di forza tra i paesi”. Per questo chiede “un processo costituente verso la federazione d’Europa” rispolverando i valori del “Manifesto di Ventotene“. Sulle riforme da attuare a livello europeo, Civati parla delle “quattro unioni” (bancaria, di bilancio, economica e politica) e di un’Europa dotata di risorse proprie finanziate direttamente da cittadini e privati (EuroUnionBond e ProjectBond) e di un vero governo (risultato della “politicizzazione” della Commissione) legittimato dal Parlamento Europeo”. Anche lui condanna la strage di Lampedusa – “è indispensabile che il ridisegno della politica d’immigrazione e asilo a livello nazionale sia inserita nel quadro europeo” – sottolinea l’importanza del “semestre di presidenza italiano” e dell’istituzione del “reddito minimo europeo”. Civati è l’unico a citare per nome e cognome Romano Prodi – e anche Stefano Rodotà a dire il vero: “un partito (il Pd, nda) che tra Rodotà e Prodi si dovrebbe collocare per ritrovare se stesso”.

Matteo Renzi parla di Europa in modo conciso. Come scritto in un precedente post anche lui conosce i capisaldi del federalismo europeo, tuttavia scende meno nei dettagli. Il sindaco di Firenze parla di “identità europea”, “integrazione politica” (Stati Uniti d’Europa), “elezione diretta del Presidente della Commissione europea”, “esercito europeo” e “diplomazia unica europea”, “bilancio proprio dell’Ue”, “estensione del mandato della Bce” (sull’esempio della Fed), “servizio civile europeo per tutti”, “integrazione normative europee sul lavoro” e “una politica estera comune”.

Insomma a parole tutti e tre sono europeisti e federalisti. Ma attenzione che “Stati Uniti di Europa” significa che ci sono materie di competenza degli stati e materie di competenza federale, e che il governo a ciascun livello risponde al rispettivo elettorato, nazionale al livello nazionale, europeo a livello europeo. I tre candidati sono d’accordo su questo? Staremo a vedere.

Per dovere di cronaca va detto che Civati è stato l’unico candidato a presentare la propria campagna elettorale anche a Bruxelles.

@AlessioPisano, www.alessiopisano.com