F.i.Co si farà. Arriva in anticipo rispetto alla scadenza prevista del 31 dicembre 2013 l’annuncio del sindaco di Bologna, Virginio Merola, sulla creazione della Disneyland del cibo ideata da Andrea Segré, presidente del Caab spazio dove sorgerà il parco agroalimentare, e Oscar Farinetti, presidente di Eataly. “Entriamo nella fase attuativa”, ha spiegato il primo cittadino di fronte ai 23 investitori provenienti “dal territorio”, e a cui “si aggiungeranno presto investitori nazionale e internazionali”, che hanno ufficializzato la loro presenza e quota partecipativa per un totale di 40 milioni di euro.

“Sono ammirato dal comune di Bologna per la velocità con cui si è mosso, quasi da investitore privato”, ha sottolineato Farinetti, “confermo in modo assoluto l’attenzione internazionale per l’agroalimentare e l’enogastronomico italiano: il nuovo negozio Eataly a Chicago ha 40000 visitatori al giorno, domani sono a Dubai e l’11 dicembre inauguriamo il punto vendita di Istanbul. Anche qui a Bologna, potremmo portare milioni di visitatori. Il motto dei turisti internazionali d’ora in avanti sarà: vado in Italia a vedere F.i.Co, il Colosseo e Venezia”.

La Fabbrica Italiana Contadina, il luogo in cui si mostrerà come nasce, si trasforma e si mangia il cibo italiano, sorgerà nell’area dell’attuale Caab, trasformando senza costruire un centimetro cubo in più, il centro agroalimentare al confine nord-est di Bologna in parco tematico, aprendo i battenti proprio mentre chiuderà l’Expo 2015 a Milano. Saranno oltre 70mila metri quadri di spazio divisi in 27mila metri quadri di area produttivo-espositiva, 10600 per la ristorazione, 9300 per la commercializzazione dei prodotti, 2000 per il centro congressi, oltre alle aree di sosta, parcheggio e percorrenza.

Ad aiutare la nascita e la crescita di F.i.Co ci pensano tutte le forze economiche della città, in una commistione tra mondo cooperativo, bancario e industriale: Coop Adriatica con 9 milioni di euro; Coop Reno con 1; Emilbanca, ConfCooperative, Poligrafici Printing, Saca, Romagnoli spa, Cna, Coprobi, Ascom, insieme per un totale di 3 milioni; FiBo, la finanziaria di Legacoop, con 3; le due fondazioni bancarie bolognesi – Carisbo e Del Monte di Bologna e Ravenna – con 1 milione a testa; Unindustria Bologna con 4; Banca Imi Cciaa di Bologna con 5; Unendo Energia con 1; Giorgio Tabellini con 1; Enpaia con 1; Confartigianato Assimprese di Imola e del territorio bolognese con 2. Infine si aggiungono il milione di Sgr, la società di gestione risparmio che gestisce l’operazione finanziaria e i 7 milioni messi sul piatto direttamente da Farinetti ed Eataly.

Caab ha costituito nei mesi passati, dopo la ratifica della commissione consiliare comunale, un fondo immobiliare per il finanziamento del progetto di valorizzazione di parte delle aree da destinarvi. Successivamente ha cambiato la convenzione stipulata con il Comune di Bologna, ottenendo l’autorizzazione da quest’ultimo alla cessione onerosa del diritto di proprietà sulle aree interessate dal progetto. “La struttura societaria prevede un fondo immobiliare i cui finanziatori sono quotisti, ma non ci sarà un consiglio d’amministrazione”, precisa Alessandro Bonfiglioli, direttore generale Caab, a chi ipotizza scontri tra soci, “l’intero patrimonio verrà dedicato allo sviluppo del progetto”.

Punto interrogativo rimane quello che oramai si profila come un nuovo progetto di trasporto pubblico della città per veicolare come puntualizza Segré “a regime annuale 6 milioni di turisti” (alcuni mesi fa Farinetti ne ipotizzò 9 milioni ndr) sia verso il parco agroalimentare, sia verso la città per rimirarne le bellezze storiche: “Stiamo preparando uno studio di fattibilità per colmare questa necessità fondamentale”, afferma Merola che di grattacapi per i disastrosi Civis e People Mover ne sta ancora passando. “Sarà un mezzo molto molto green”, aggiunge Segré, che solo pochi mesi fa aveva avanzato l’ipotesi a basso impatto di allungare il tragitto del Servizio Ferroviario Metropolitano, idea che col passare delle settimane sembra oramai tramontata. “Smettiamola di abbassare il dibattito sulle questioni locali”, ha concluso l’ex ministro dell’agricoltura Paolo De Castro, in sala durante la presentazione, “questo è un progetto dal respiro mondiale e qui oggi a celebrare l’avvio dell’operazione dovrebbe esserci il presidente del consiglio Letta”.