“Un complesso acquistato ad un prezzo minore della metà del suo valore di mercato” e “una rischiosa ed eccessiva accelerazione all’iter amministrativo” gettano nuove ombre sulla vicenda del Tecnopolo di Bologna. Il progetto da 198 milioni di euro per la realizzazione, nell’area dell’Ex Manifattura Tabacchi, di un’eccellenza specializzata nella ricerca e nelle nuove tecnologie, ma di cui, ad oggi, c’è solo un’insegna con il logo dell’Unione europea. E 40 lavoratori dell’azienda Bv Tech, subentrata alla British American Tobacco Italia, formati con 330.000 euro, soldi pubblici, e poi finiti in cassa integrazione. Una perizia chiesta dalla Procura di Bologna, che ilfattoquotidiano.it ha potuto leggere, potrebbe infatti offrire nuovi spunti all’indagine condotta dal pm Antonio Gustapane, avviata da un esposto presentato nel 2011 da 15 operai dell’ex Manifattura. Secondo quanto si legge nella perizia, “sulla base dei risultati delle stime effettuate salta subito all’occhio che la Regione Emilia Romagna riusciva ad ottenere un rilevante vantaggio economico nella compravendita effettuata in quanto acquistava il complesso immobiliare dell’Ex Manifattura Tabacchi ad un prezzo (19 milioni di euro ndr) minore della metà del suo valore di mercato”. Valutato circa 50 milioni di euro. E che “nell’iter di attuazione dell’intervento di realizzazione del Tecnopolo si è proceduto con una modalità quantomeno singolare” poiché “da quanto emerso sembrerebbe che la Regione Emilia Romagna abbia voluto dare una rischiosa ed eccessiva accelerazione all’iter amministrativo relativo all’intervento di riqualificazione”.

I tecnici, incaricati dal pm Gustapane, hanno valutato il valore dell’area, 100.000 metri quadrati, la conformità del progetto e lo stato di avanzamento lavori, e tenendo conto delle osservazioni depositate in Procura, sarà il pubblico ministero a decidere se eseguire ulteriori accertamenti o acquisire nuovi documenti. Per l’avvocato Marina Prosperi, legale rappresentante dei 40 lavoratori dell’Ex Manifattura, licenziati lungo la strada che doveva portare alla costruzione del “fiore all’occhiello”, nonché autori dell’esposto che ha dato il via alle indagini, “penalmente potrebbero aprirsi nuovi ambiti di discussione rispetto alla legittimità dell’operato degli enti locali coinvolti”. Il riferimento è alla Regione Emilia Romagna, ma anche al Comune di Bologna, al tempo guidato da Sergio Cofferati, e alla Provincia. Firmatari, nel 2006, del protocollo d’intesa con la Bat per la cessione dell’Ex Manifattura, e poi garanti del futuro degli operai.

Nelle “valutazioni tecniche”, il primo aspetto analizzato dai consulenti della Procura è quello urbanistico – edilizio relativo agli interventi di riqualificazione dell’area. E ciò che nella perizia si contesta è che nessuno si sarebbe premurato di chiedere le dovute autorizzazioni ai lavori, che comunque non sarebbero stati conformi alle normative vigenti. “L’intervento di riqualificazione e recupero funzionale dell’area dell’Ex Manifattura Tabacchi, non può essere realizzato con intervento diretto, ma previo inserimento nel Piano operativo comunale”. Inoltre, si prosegue, il progetto prevede la “nuova edificazione di fabbricati abitativi di tipo urbano (…) che non sono ammessi dall’articolo 63 del Rue, (…) che disciplina gli interventi di conservazione e trasformazione del patrimonio edilizio esistente, che stabilisce solo interventi di manutenzione ordinaria, straordinaria, di risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia”. Quindi, si legge sulla perizia, “sembrerebbe che la Regione, tramite Fbm”, la Finanziaria Bologna Metropolitana, la società in house “partecipata da Comune di Bologna, Provincia, Camera di commercio, Regione e Università”, “abbia voluto dare una rischiosa ed eccessiva accelerazione all’iter amministrativo”.

Perché la Regione, come ricordano i tecnici, non ha mai presentato l’inserimento nel piano urbanistico o nel Poc, ma ha seguito un iter definito nella perizia “quantomeno singolare”, avviando un bando internazionale per la definizione del progetto preliminare, che poi nel 2011 è stato vinto dai tedeschi dello studio Gmp von Gerkan Marg und Partner, con un premio di circa 440.000 euro.

Il bando, comunque, era in ritardo di almeno un paio d’anni rispetto al piano lavori. Secondo il programma stilato dalla Fmb, pagata 1.138.400 euro (al netto dell’Iva) per “fornire assistenza tecnico – specialistica” all’operazione Tecnopolo, un investimento da 198 milioni di euro, il progetto sarebbe dovuto partire il 30 giugno 2006, con i primi cantieri avviati entro la metà del 2010, il primo insediamento funzionante per il 2012 e il completamento della struttura entro il 2014. Ad oggi però, a parte qualche demolizione, l’area versa ancora in condizioni che i tecnici definiscono di “fatiscenza e degrado”, “tali da consigliare a chi ne ha la custodia un intervento celere ed efficace di sanificazione onde scongiurare possibili e gravi ripercussioni sulla salute pubblica”.

Intanto, però, ad alcuni enti di ricerca, tra cui l’Istituto Ortopedico Rizzoli, il consorzio Ricos, l’Università di Bologna, il T3Lab ed Enea, sono già stati corrisposti “importi” sulla cui “entità” gli autori della perizia “non hanno potuto effettuare accertamenti specifici”. “Ad accertarne la legittimità sarà la Procura di Bologna”, spiega l’avvocato Prosperi, “ciò che è certo è che la Regione non ha fatto il suo dovere”. Il dito, ancora una volta, è puntato contro la Regione, e contro l’ex assessore alle Attività produttive Duccio Campagnoli. Un punto su cui insiste anche il consigliere regionale Giovanni Favia che chiede ai colleghi in Aula di dare maggiori spiegazioni sulla vicenda. Continua invece la battaglia dei lavoratori rimasti ormai privi degli ammortizzatori sociali scattati quando la Bv Tech chiuse i battenti, e anche la Bv Tech, che per mezzo dell’avvocato Bruno Bertucci imputa alle mancate promesse dell’ente “l’impossibilità di esercitare l’attività di impresa”: “Il cosiddetto Tecnopolo di Bologna non è mai stato realizzato per un complesso di articolati eventi non addebitabili a Bv Tech Ricerca srl – scrive alla Procura Bertucci – che purtroppo essa stessa ha subito, ricevendone danni patrimoniali e di immagine”.