Un articolo pubblicato dal quotidiano Volkskrant la scorsa settimana, ha riacceso i riflettori sulla vicenda, in parte rimossa dalla memoria collettiva olandese, del treno sequestrato da un commando di indipendentisti moluccani nel 1977: sequestro concluso dopo venti giorni, con l’uccisione di sei terroristi (su nove) e due ostaggi da parte dei nuclei speciali dell’esercito olandese, durante uno scontro a fuoco.

Questa è la versione ufficiale, riferita dal ministro della giustizia di allora, Dries Van Agt al Parlamento, aggiungendo che sequestratori ed ostaggi uccisi erano caduti vittime del fuoco incrociato con le “teste di cuoio” olandesi e che il suo ordine, di non sparare, se non per rispondere al fuoco, era stato rispettato. Ma l’articolo del Volkskrant, racconta un’altra storia: secondo un memorandum governativo visionato dal giornale e ancora secretato, già allora l’autopsia, aveva rilevato che i corpi erano stati crivellati dai colpi ed in totale, erano stati sparati 1400 proiettili. Questo, secondo il quotidiano di Amsterdam, starebbe a dimostrare che il ministro aveva mentito al Parlamento e che a differenza di quanto sostenuto nel suo rapporto alla Camera Bassa, il governo avesse ordinato di porre fine al sequestro, durato oltre tre settimane, a qualunque costo, ciò nonostante alcuni analisti, avessero ritenuto basso il rischio per l’incolumità degli ostaggi.

Sentito dal Volkskrant, l’oggi ottantenne Van Agt, uno dei più influenti politici olandesi dell’ultimo mezzo secolo, ha sostenuto che il rapporto di servizio consegnatogli dai militari del Bijzondere Bijstands Eenheid (Bbe), una versione olandese dei Ros, non parlava di “pioggia di proiettili” come invece ha fatto il documentario “Dutch Way” del 2000 ed il libro, scritto dallo storico Peter Bootsma, De Molukse acties’, uscito la scorsa estate. Nel documentario, venne intervistato un militare che aveva preso parte all’azione, il soldato Rinus, che disse al ricercatore come l’ordine che avevano ricevuto a suo tempo, era stato di fare fuori tutti i sequestratori. Tra questi, la ventiduenne Hansina Uktolseja, unica donna del commando che secondo le ricostruzioni, venne freddata mentre giaceva in terra, ferita e disarmata. Ora spunta fuori il memorandum governativo, ancora secretato nell’Archivo Nazionale olandese. E riapre la ferita mai rimarginata della comunità moluccana in Olanda, giunta in Europa alla fine della seconda guerra mondiale all’indomani della proclamazione d’indipendenza dell’Indonesia.

Gli abitanti delle Molucche, protestanti, sono stati fedeli alla corona d’Olanda, prestando servizio nel KNIL Koninklijk Nederlands Indisch Lege un esercito coloniale di autoctoni, simile al Gurkha britannico. Quando nel ’51 proclamarono l’Indipendenza dall’Indonesia, a maggioranza musulmana, costituendo la Repubblica delle Molucche del Sud (Republik Maluku Selatan) confidarono in un sostegno dall’Aja. Che tuttavia non arrivò. Alla repressione del neonato governo indipendente, da parte di Jakarta, che riprese in fretta il controllo sulle isole del sud-est asiatico, i Paesi Bassi risposero offrendo esclusivamente assistenza umanitaria ai soldati moluccani del disciolto esercito coloniale ed alle loro famiglie. Ma in Olanda. 12.500 persone vennero trasferite in veri e propri campi profughi nella regione est dei Paesi Bassi, pensati inizialmente come sistemazioni temporanee e ben presto “dimenticate” dalle autorità. L’azione terroristica del 1977, seguiva una analoga di appena due anni prima ed un attacco all’ambasciata Indonesiana dell’Aja, materializzando cosi la frustrazione e la rabbia di giovani moluccani, nati in Olanda ma privi di diritti. Un atteggiamento di indifferenza, quello del governo dei Paesi Bassi nei confronti delle minoranze, che 30 anni dopo avrebbe mostrato i suoi frutti avvelenati, mandando in corto circuito la convivenza tra le tante etnie del paese. Ai nipoti dei profughi delle Molucche, oggi, non interessa tornare a vivere nella patria dei nonni ma tra i 60mila cittadini olandesi, originari dell’arcipelago asiatico, il senso identitario è ancora forte.