A rischio i bilanci 2014 dei Comuni italiani. Ai sindaci non tornano i conti sull’Imu e chiedono al governo 1,5 miliardi di euro. All’appello mancano infatti, secondo l’Anci, un miliardo, necessario per supportare le minori aliquote, e 500 milioni per le detrazioni sui figli. A lanciare l’allarme è stato niente meno che Piero Fassino, presidente dell’Anci e sindaco di Torino, Comune che si trova con 3,5 miliardi di debito su un bilancio di un miliardo e mezzo

Nel dettaglio, precisano gli enti locali, il gettito Imu 2013 sull’abitazione principale, nel raffronto con Tasi 2014, non è uguale perché l’equivalenza di gettito si realizza senza detrazioni vigenti. Infatti se la prima garantiva un gettito effettivo di 4,4 miliardi, con 400 milioni per detrazioni figli, con la seconda il gettito potenziale raggiunge i 4,75 miliardi, ma in questo caso senza le dovute detrazioni. Insomma, spiega Fassino, “lo Stato non finanzia più le detrazioni“.  E la Tasi, secondo la denuncia dei sindaci, non consentirà a molti Comuni di ottenere il gettito perduto da abitazioni principali, terreni agricoli e fabbricati rurali. E se nulla dovesse mutare, il passaggio da Imu a Tasi potrebbe creare serie difficoltà in dieci grandi città italiane, come Roma, Torino, Brescia, Catania, Messina, Milano, Palermo, Bologna, Genova e Napoli.

Nel frattempo, i relatori al dl Imu-Bankitalia hanno fatto sapere che “si farà tutto il possibile” per evitare il pagamento della mini rata Imu di gennaio e che chiederanno al governo “se c’é la volontà di reperire le risorse”, che ammontano a circa 400 milioni. I due relatori hanno chiarito “che una soluzione deve essere trovata” per far venir meno il pagamento per i Comuni dove la tassa sulla casa è stata aumentata, e questa “può essere trovata nell’iter del dl Imu-Bankitalia o nella legge di stabilità”.