Mentre la cancelliera Angela Merkel annuncia il contratto di grosse koalition per il progresso di Germania ed Europa, Deutsche Telekom prevede di tagliare migliaia di posti di lavoro. Il colosso numero uno d’Europa, con un fatturato annuo di oltre 60 miliardi di euro, ha in programma tagli massicci nella divisione clienti di T-Systems aziendali. Circa 6.000 posti di lavoro potrebbero essere presto falciati nell’ambito di un provvedimento di ristrutturazione societario, come riporta il quotidiano economico “Handelsblatt“. Per la prima volta nella storia delle telecomunicazioni ci potrebbero essere licenziamenti in massa, circostanza che ha fatto alzare il livello di allarme tra i sindacati che annunciano barricate, nonostante siano reduci dallo “zuccherino” del salario minimo da otto euro e mezzo portato a casa in occasione delle trattative per la formazione del nuovo governo tra Cdu e Spd.

Pare che la controllata T-Systems si trovi ad affrontare una conversione radicale, come aveva anticipato già qualche giorno fa il Financial Times. Aggiungendo il dettaglio, che tale non è, di un numero di esuberi che parte da seimila unità, ma che potrebbe anche estendersi fino a ottomila. Il prossimo 12 dicembre è una data cerchiata in rosso, perché a Bonn andrà in scena un Consiglio di Sorveglianza che potrebbe dire molto per le sorti di Telekom e dei suoi lavoratori.

“Noi non ci stiamo” ha detto a muso duro Lothar Schröder membro dell’Esecutivo Nazionale dei Verdi e Vice Presidente di Deutsche Telekom. Fino ad oggi T-Systems era stata considerata per anni come il problema minore del gruppo, dal momento che la controllata di Deutsche Telekom gestisce la divisione IT di grandi aziende come ad esempio la Shell. Certo, osservano molti commentatori sulla stampa teutonica, il business è un affare maledettamente competitivo, quindi scarta i bassi profitti. Per questo sembra che il futuro di T-Systems vada in una direzione più digitale, come i servizi cloud e le piattaforme di Information and Communication Technology.

Non è ancora ufficialmente al timone di Telekom, ma il manager Timothy Höttges fa capire dove andrà il colosso tedesco e soprattutto su quale strada procederà: non solo il taglio in questione alla voce occupazione, ma anche il muro contro muro con le forze sociali ed una diversificazione del business fuori dai confini nazionali. Il patrimonio della società dal 1989 è stato spezzettato in tre divisioni: telecomunicazioni, servizi postali, bancari. E quindi gradualmente privatizzato. Dal 1995 la Telekom tedesca è una società a tutti gli effetti. Oggi è una realtà presente in circa 50 paesi e ha generato oltre la metà del proprio fatturato all’estero, con una forza lavoro globale di circa un quarto di milione di persone. Sconta la difficoltà di rapportarsi al mercato americano dove operano leader del calibro di AT & T e Verizon, circostanza che produce una perdita di clienti ma da oggi l’azienda ha riposto tutte le sue speranze sulla fusione con lo storico concorrente MetroPCS. Che potrebbe passare, nonostante i numeri di Angela Merkel, dal primo mega licenziamento che la storia moderna tedesca ricorda.

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