Si possono considerare altissimi meriti scientifici quelli di un premio Nobel per la fisica? E quelli per le ricerche di anni sulle cellule staminali? E si possono considerare “altissimi meriti sociali” quelli di un direttore d’orchestra acclamato in tutti i teatri del mondo? E quelli di un architetto di fama internazionale conteso dai sindaci di tutte le metropoli del mondo? No, secondo due senatori di Forza Italia no. Sono Maria Elisabetta Alberti Casellati e Lucio Malan, gli stessi cioè che hanno combattuto all’ultimo codicillo per salvare dalla decadenza Silvio Berlusconi. Ma ora che si tratta di Claudio Abbado, Elena Cattaneo, Renzo Piano e Carlo Rubbia i due senatori sono assaliti dai dubbi. Hanno chiesto “chiarimenti” infatti sui meriti che hanno portato alle nomine del Quirinale, avvenute a fine agosto per volontà del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Una nomina che, secondo la legge, deve comunque passare dalla Giunta per le elezioni del Senato (la stessa, presieduta da Dario Stefàno, che ha avviato l’iter per l’espulsione del Cavaliere dal Parlamento) e che solitamente è poco più di una formalità.

La Lega: “Non fanno niente, vanno aboliti”
In questo caso non è stato così. Secondo i senatori – “nominati” a loro volta e non dal capo dello Stato, si potrebbe dire, per via dell’attuale legge elettorale – non è certo che Abbado, Cattaneo, Piano e Rubbia abbiano tutti i requisiti di coloro che hanno dato lustro al Paese. “Pur rispettando il capo dello Stato e i quattro nominati, dalle carte trasmesse alla Giunta – spiegano Alberti Casellati e Malan – non sono emersi elementi sufficienti ad identificare gli ‘altissimi’ meriti scientifici della prof. Cattaneo né gli ‘altissimi meriti sociali’ attribuiti a tutti e quattro”. In più “non c’è la certificazione sulla cittadinanza e il godimento dei diritti politici”. Così alla fine hanno ottenuto il rinvio per l’ok finale. Anche se non è proprio un rinvio, spiega lo stesso presidente Stefàno: “Semplicemente stiamo rispettando la prassi e il regolamento per cui la prossima settimana farò come relatore una proposta che poi verrà messa ai voi”.

Ma la questione da procedurale diventa subito politica: “Voteremo contro la convalida dei quattro senatori a vita – dice Erika Stefani, commissario della Lega nella giunta – Crediamo che questi parlamentari debbano lavorare, cosa che evidentemente questi signori non hanno mai fatto visto che si degnano di essere presenti in Senato solo in particolari situazioni molto politiche e per fare da stampella al governo. Per noi la figura del senatore a vita dovrebbe essere abolita e fino a quando questo non accadrà non dovrebbero avere alcuna indennità”.

Abbado: “Devolvo l’onorario in borse di studio”
La prima risposta non è una replica diretta, ma supera il livello della polemica: Claudio Abbado annuncia infatti di devolvere l’onorario da senatore alla Scuola di Musica di Fiesole. “Nella convinzione – si legge in una nota – che dando valore alla cultura, il nostro Paese possa guardare con maggior fiducia al futuro e che l’educazione musicale sia fondamentale strumento per lo sviluppo della persona e la qualità del vivere civile, Abbado intende dare un segnale di sostegno alle forze migliori che il Paese esprime, allo scopo di coltivare i talenti emergenti e consentire a tutti l’accesso alla formazione musicale di base. La Scuola di Musica di Fiesole, realtà pionieristica in Italia per la formazione musicale, sarà il tramite istituzionale per l’assegnazione delle borse di studio“.

Gasparri: “Renzo Piano è spregevole”
Il rapporto del centrodestra con i senatori a vita – qualsiasi siano – è sempre stato molto complicato. L’ultimo capitolo di uno scontro vecchio di anni è avvenuto proprio nel giorno del voto per la decadenza da senatore del capo di Forza Italia. “Vergognatevi” gridarono Sandro Bondi e Maurizio Gasparri durante la seduta di Palazzo Madama del 27 novembre rivolti ai senatori a vita “colpevoli” di essere stati presenti in Aula dopo molte assenze (cioè esattamente come Berlusconi). Ma l’animosità di Forza Italia sembra nascondere anche altro. “La giunta per le elezioni – spiega il senatore del Psi Enrico Buemi – non deve essere luogo di posizioni pretestuose o vendicative”. “La Giunta – conclude il senatore eletto nelle file del Pd – non è una corrida di tori sbuffanti”. Non raccoglie l’invito il vicepresidente del Senato Gasparri che ancora oggi non se ne fa una ragione: “Da un lato – dice – si sono escluse significative aree culturali al momento di scelte che sono apparse opinabili sotto il profilo del pluralismo delle provenienze. Resta poi la intollerabile condotta di Renzo Piano che, a differenza degli altri senatori a vita, è venuto in Aula solo per il voto sulla decadenza di Berlusconi, con una condotta che non esito a definire spregevole. Né prima, né dopo si è più visto”.

Nencini: “Alfabetizzate i senatori di Fi”. Zanda: “E’ tutto ridicolo”
Il segretario del Psi Riccardo Nencini prova a suggerire a Alberti Casellati e a Malan un modo per conoscere i meriti dei quattro senatori a vita: “Vadano su Google a scaricare i curricula dei senatori a vita. Se insistono, ripristinare la prova di alfabetizzazione in uso nei comuni italiani fino ad alcuni anni fa”. Luigi Zanda, capogruppo del Pd a Palazzo Madama, definisce invece quelli di Forza Italia “attacchi volgari” e la questione avanzata in giunta “ridicola”. I quattro senatori, aggiunge, “rappresentano per il mondo intero la parte migliore del nostro Paese e per questo sono motivo di grande orgoglio per l’Italia”. Andrea Olivero (Scelta Civica) consiglia invece ai colleghi di Forza Italia di volgere lo sguardo altrove: “Forse dovremmo interrogarci su come mai i cittadini italiani non riescano a vedere nei senatori eletti, che dovrebbero rappresentarli, altrettanti meriti”. Per Karl Zeller (Autonomie) è chiaramente una “ritorsione”.

Le proposte del centrodestra? Mike Bongiorno, Fallaci, Bossi, don Verzè
Il centrodestra ha spesso proposto nomi da sottoporre al Quirinale. L’ultimo è stato – suggerito da più parti – quello dello stesso Silvio Berlusconi. “Tuttora resta difficile comprendere perché questa ipotesi non sia stata valutata e considerata” non se ne capacitava il giorno delle nuove nomine del Colle Daniele Capezzone. Prima ancora Forza Italia e An avevano proposto il presentatore televisivo Mike Bongiorno, il tenore Luciano Pavarotti, il fondatore dell’ospedale San Raffaele don Luigi Verzè, ma anche lo psichiatra Bruno Callieri e il poeta Mario Luzi. Quest’ultimo ricevette poi il riconoscimento nell’ottobre del 2004: 4 mesi dopo morì. Nel 2005, invece, Giancarlo Galan aveva proposto lo scrittore Mario Rigoni Stern e la giornalista Oriana Fallaci negli stessi giorni in cui venivano nominati – per volere del presidente Ciampi – Sergio Pininfarina e Giorgio Napolitano che quel giorno la Lega Nord (Roberto Cota) definì “autore della legge della islamizzazione”. A proposito della Lega: nella primavera del 2006 il Carroccio iniziò una energica campagna stampa per la nomina presidenziale a favore di Umberto Bossi in modo che diventasse così “Senatur” a vita.

Le grida dei berlusconiani durante il governo Prodi: “Necrofori! Corrotti!”
Non solo Berlusconi non è diventato senatore a vita, ma il centrodestra nel corso degli anni ha accumulato un crescente fastidio per i parlamentari nominati nella “Camera alta” dal capo dello Stato (di turno). Durante il secondo governo Prodi fu una fiera dell’insulto, come si ricorderà. Il 20 maggio 2006 i 7 senatori a vita (Andreotti, Ciampi, Colombo, Cossiga, Scalfaro, Pininfarina, Levi Montalcini) dissero sì, passando sotto il banco della presidenza e sopportando quei metri come fosse una gogna: furono infatti ricoperti da fischi, urla di scherno e insulti (“necrofori”, “corrotti”). Il picco delle urla fu una conquista dell’ex presidente Oscar Luigi Scalfaro. La risacca della polemica continuò per anni: nel 2007 Francesco Storace si offrì per regalare personalmente un paio di stampelle a Rita Levi Montalcini, mentre il suo braccio destro Fabio Sabbatani Schiuma precisò di aver “scartato mutandoni e pannoloni”. Lei premio Nobel per la medicina, loro poco più che missini. 

Il voto decisivo dei senatori a vita per la nascita del primo governo Berlusconi
Tutto questo, peraltro, senza mai ricordare che i senatori a vita furono proprio una piccola truppa della salvezza per il primo governo Berlusconi. Cioè quello caduto nel 1994, non – come è solita dire la vulgata – per l’avviso di garanzia portato a Napoli al Cavaliere, ma per lo strappo della Lega Nord sulla riforma delle pensioni. Ebbene, nel maggio 1994, la fiducia arrivò per un solo voto e grazie al contributo decisivo di tre senatori a vita: Giovanni Agnelli, Francesco Cossiga e Giovanni Leone. All’epoca in tutto erano 11: voto contrario fu espresso da Giulio Andreotti, Francesco De Martino e Leo Valiani, Giovanni Spadolini e Paolo Emilio Taviani si astennero, infine Carlo Bo, Norberto Bobbio e Amintore Fanfani.