Sembra un film già visto. Uno di quelli che sanno di stantio e nei quali ci scopri inquadrature che ti erano sfuggite nella prima visione. Questa volta però lo abbiamo visto e rivisto nel giro di pochi anni e con repliche continue nell’ultimo biennio. Il 14 dicembre del 2010 andò in scena con i responsabili, che salvarono il governo Berlusconi creando quello Scilipotismo o “Razzismo” (suona meglio il primo). Le motivazioni (cioè le scuse) sempre le stesse: il Paese non può aspettare… la crisi morde… a legge elettorale… il lavoro… aboliremo le Province… cosa dirà l’Europa?

Poi giunse il montismo con il professore sobrio che ubriacandoci di sobrietà introdusse l’austerity come medicina amara ma necessaria… e trattò gli italiani come bambini ammalati con la fata Fornero che, accompagnandola con due lacrime, infilò agli stessi la supposta peggiore della storia italica, sbagliando anche i conti sulle dimensioni… ahia! Alla fine giunse re Giorgio che schiaffeggiando gli scolari in aula si inventò il giovanotto che “allettò” gli ammalati con le scuse di cui sopra. Esattamente le stesse. Dal 9 dicembre attendiamo con ansia il “Renzismo” che probabilmente sarà meglio del “Razzismo”, del Montismo e del “Quirinalismo”, ma che utilizza riducendole a tre, numero perfetto, le scuse/motivazioni: costi della politica, lavoro ed Europa.

Dimenticavo poi il Senato, della cui fine e trasformazione sento parlare dal 2005 (siamo al 2013 se qualcuno non se ne fosse accorto) e che rappresenta un tema sempiterno di qualsiasi campagna elettorale… anche di quelli per le elezioni condominiali: faremo i lavori alla facciata… e elimineremo trasformandolo il Senato. Ma certo! Agli italiani piacciono i film già visti. Diciamocelo, quante volte ci rivediamo volentieri i film di Totò. Quante volte ridiamo alle stesse battute di Totò e Peppino già sentite e risentite negli anni. O ci commuoviamo di fronte a certe pellicole in bianco e nero. Ma non le rimandano più quelle del neorealismo? Forse sarebbero ancora di attualità. Certe inquadrature ci sconvolgerebbero perché sembrano raccontare l’Italia di oggi. Le mani sulla Città, Ladri di biciclette.

Il tempo nel nostro Paese sembra procedere lento. Sarà perché siamo ancorati alla Storia? O forse, molto semplicemente ci piacciono i film. E devono averlo capito bene i politici che oggi sempre di più appaiono come degli attori che recitano copioni… sempre gli stessi… magari scritti da altri. Il problema è che alla regia, i grandi maestri di un tempo non ci sono più. Fellini… ci manchi molto. Ci lasciò con una splendida frase nella Voce della Luna: “…e se ci fosse un po’ di silenzio?…”. La affidò a Benigni.

Oggi Renzi deve la sua enorme popolarità al fatto che gli italiani percepiscono la sua immagine perché appare “alla Benigni”. Lui fa di tutto per accostarla al genio toscano. Infatti mi aspettavo di vederlo zompettare sulle poltone di Vespa come Benigni nella notte degli Oscar. Chissà forse lo farà il 9 quando il popolo delle primarie lo incoronerà. Ma attento Matteo… evita di girare con le banane in tasca.